Bioetica

Per un’adeguata comprensione del rapporto che l’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio nella sua missione plurisecolare instaura con la bioetica, un sapere di recente istituzione, occorre circoscrivere brevemente un quadro complessivo del contesto ecclesiale in una società postmoderna, che appunto ha portato l’Ordine ad elaborare una propria posizione, nell’alveo della morale cattolica e della propria esperienza, circa le questioni fondamentali relative alla vita umana in un orizzonte di senso in continuo e rapido mutamento. Queste sfide che quotidianamente vengono affrontate si impongono alla nostra attenzione con una certa urgenza e sono costitutive della stessa missione nell’ospitalità.

L’attività dell’Ordine Ospedaliero lungo la sua storia secolare si è distinta per l’aiuto all’altro, che per noi è sempre il prossimo che si trova nel bisogno, cercando di dare delle risposte concrete alla pluralità dei volti che la sofferenza umana assume. Oggi la sua attenzione si focalizza sulla cura integrale del malato, sul rispetto della vita e della morte, dove l‘umanizzazione dell’assistenza assume la forma di testimonianza e di profezia, nell’intento di evangelizzare il mondo della salute che noi Fatebenefratelli riassumiamo nel valore dell’Ospitalità.

Tutti noi sappiamo che la scienza non è neutrale, in quanto propizia una visione del mondo e tutti siamo testimoni di quanto oggi sia grande la sua influenza nel formare l’opinione pubblica e quanto ciò non sia sempre in accordo con i valori in cui i cristiani si riconoscono. La Costituzione Pastorale Gaudium et Spes del Concilio Vaticano II riconosce che l’uomo con “l’aiuto della scienza e della tecnica, ha dilatato e continuamente dilata il suo dominio su quasi tutta la natura[1]. Dalla scienza nascono nuovi dilemmi, che sono all’origine della rinascita di interesse per le questioni dell’etica, e la necessità che i parametri assiologici che presiedono all’agire della scienza bio-medica siano continuamente precisati. Il sapere scientifico ha le radici nel suo carattere analitico; il potere che esso propone, ha un continuo bisogno di chiarimenti, non certamente mediante la scienza stessa, ma attraverso le risorse di altre forme di sapere, quelle che si occupano dell’uomo.

Il tratto fondamentale della cultura in cui viviamo è la frammentazione della vita e della coscienza. A volte accade che il nostro sguardo sul mondo sia retto da diverse visoni tra di loro distinte e volte irrelate. È possibile prospettare un ambito, che vada al di là della reciproca esclusione, e che accomuni queste due realtà nell’orizzonte della domanda del senso e del bene dell’uomo? Certo, sono domande che rimangono aperte e che presentano una sfida per tutti noi.

La capacità della scienza bio-medica di intervenire sulla vita fisica umana nell’arco della sua esistenza dal concepimento fino alla sua fase terminale si dilata sempre di più anche in condizioni molto compromesse. Tutto ciò non è stato accompagnato da un’adeguata riflessione antropologica e morale che riveli il vero senso/bene della vita umana con il suo valore intrinseco. Da tutto questo si conclude facilmente che il progresso tecnico non genera il senso autentico della vita umana, ed i criteri che stanno a monte delle scelte spesso dipendono dai criteri disparati, cominciando da quello della qualità della vita, non sempre in accordo con il suo valore e la sua dignità.

Un altro fattore significativo, che ha avuto un risvolto importante al livello della vita sociale, è la considerazione dell’onere finanziario per sostenere l’incremento continuo del numero delle persone disabili e anziane inferme, conseguenza diretta degli enormi progressi della medicina. Il problema della disabilità, della vecchiaia, del dolore e della morte circoscrivono il quadro entro il quale la società contemporanea affronta anche la questione dell’uso dei mezzi terapeutici.

L’esito principale di queste sfide, all’interno della nostra istituzione, è stato lo sforzo comune dell’Ordine di elaborare le linee guida per un determinato modo di agire, a partire da una antropologia cristiana e sempre nella piena consapevolezza di essere alla frontiera ecclesiale. Esse sono contenute nelle due edizioni della Carta di Identità dell’Ordine, ed altri documenti specifici elaborati dalla Commissione Generale di Bioetica dell’Ordine[2].

Il processo della ricezione del tema della bioetica nei diversi documenti del magistero dell’Ordine è stato assai veloce e ciò si può mettere in relazione all’importanza crescente che le questioni etiche assumevano all’interno della nostra missione[3]. La condizione postmoderna, segnata dal conflitto dei valori e conseguente accentuata normativa etica ha posto l’ambito bio-medico e il suo in una posizione inedita rispetto al suo passato all’interno del dibattitto pubblico, con dei toni a volte molto accesi, per determinare a quali fonti deve attingere la sua normatività circa per il bene della persona umana. Il linguaggio in cui si declina la stessa discussione bioetica ne rivela immediatamente lo “schieramento”. Di tutto questo, la missione dell’Ordine ne subisce moltissimo.

Dai documenti relativi alle questioni di bioetica che l’Ordine ha prodotto negli ultimi vent’anni emerge chiaramente la cultura soggiacente e il contesto sociale che la produce, sia dal modo come viene intesa la vita umana nell’arco della sua esistenza, sia dai fattori fondamentali che determinano l’agire dell’uomo postmoderno verso la vita e verso la morte. Il progresso scientifico ha dato la sensazione all’uomo di dominare completamente gli eventi, come la vita e la morte, rafforzando la convinzione che la ragione da sola è in grado di spiegare tutto ciò che accade sotto i sensi, tutta la realtà che entra nell’orizzonte dell’esperienza umana. Un continuo incremento del sapere scientifico non ha eliminato però le questioni fondamentali dell’uomo riguardanti il senso.

Fra Gian Carlo Lapic

 

[1] GS, 33

[2] Cfr. Obiezione di Coscienza, Assistenza e Protezione nell’Ospitalità e Quadro di riferimento per La Formazione in bioetica per i Confratelli e Collaboratori.

[3] Cfr. Pastorale secondo lo stile di San Giovanni di Dio, La formazione dei Collaboratori, La Gestione Carismatica nell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio, I primi passi nel cammino dell’ospitalità, ecc.

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