Borderline: campanello di allarme già a 11 anni

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Le novità emerse dal convegno internazionale sul Disturbo Borderline della Personalità

Ci sono nuovi metodi per diagnosticare il Disturbo Borderline di Personalità prima dei 18 anni. Fino a qualche tempo fa, questa era l’età in cui la psichiatria iniziava a diagnosticare questa patologia, che oggi colpisce fino a 3 persone su 100 ed è in grande aumento e in fasce di età sempre più precoci. Come per qualsiasi disturbo, è fondamentale la tempestività di diagnosi e trattamento. E’ possibile, anche se per molto tempo si è ritenuto il contrario. Al convegno internazionale sul DBP in adolescenza – che si è tenuto a Brescia presso il centro Paolo VI il 3 giugno e che ha riunito i maggiori studiosi della Global Allience for Prevention and Early Intervention for BPD nell’ambito della IV giornata bresciana sul disturbo borderline, promossa dall’IRCCS Centro San Giovanni di Dio di Brescia e dalla National Education Alliance Personality Disorder (NEA BPD) – sono emersi i progressi più recenti.

«I primi campanelli d’allarme possono essere rintracciati in età molto precoce e in genere alcuni sintomi di questa malattia sono già presenti intorno agli 11-12 anni ed attendere fino a 18 può rendere inutilmente più difficile la cura. Invece, interventi precoci, psicoterapici e/o psicoeducativi, come la terapia dialettico comportamentale o la terapia basata sulla mentalizzazione nelle loro versioni per adolescenti possono essere utili per evitare che certi quadri diventino patologici e cronici» spiega Roberta Rossi, psicoterapeuta e responsabile dell’unità di ricerca Psichiatria dell’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia, che lavora da anni sul problema. La ricerca si muove integrando le conoscenze cliniche con i dati proveniente dal mondo della ricerca biologica e oggi si cerca di individuare i marcatori della patologia precoce: «stiamo studiando gruppi di adolescenti  sani, analizzando la presenza di comportamenti impulsivi e l’entità della disregolazione emotiva, che sono tra le caratteristiche tipiche del disturbo con l’idea di ricercare possibili marcatori biologici che possano aiutarci ad identificare persone cosiddette a rischio» conferma Rossi. 

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8 pensieri riguardo “Borderline: campanello di allarme già a 11 anni

  1. GUARIRE DAL MALE MENTALE
    La testimonianza dello SCHIZOFRENICO RON COLEMAN (Anno 1999)
    SELEZIONE

    Nato in Scozia nel 1958, Ron COLEMAN è segnato indelebilmente fin dall’infanzia da abusi sessuali subiti all’interno di quell’ambito religioso al quale era stato affidato per realizzare il proprio sogno di diventare prete.
    Abbandona la Scozia all’età di 17 anni, si arruola nell’esercito britannico e completa gli studi universitari laureandosi in economia e commercio. In seguito ad un serio incidente procuratosi giocando a rugby, tornato al lavoro dopo un periodo di convalescenza, Ron comincia a sentire per la prima volta le voci.
    In tre mesi il fenomeno peggiora e viene ricoverato con la diagnosi di schizofrenia cronica. Per 10 anni è utente dei servizi psichiatrici inglesi senza ottenere alcun miglioramento.

    LE DOMANDE IEVITABILI DELLA GENTE
    – Si può guarire da un disturbo mentale grave?
    – Quali sono le condizioni, sul piano individuale e sociale, perché una persona con diagnosi di «schizofrenia» possa riprendere il controllo sulla propria vita, vincere la paura dei sintomi psicotici (come le «voci», o allucinazioni auditive, che lo affliggono), superare lo stigma ed essere riconosciuta cittadina/o a pieno titolo?

    Ron Coleman risponde a queste domande con la passione della testimonianza e il rigore dell’analisi critica. Ci offre un documento puntuale, insieme biografico e teorico, del «viaggio» di guarigione che lo ha portato, dalla condizione di grave sofferenza e miserie mentale del paziente psichiatrico tipico, a quella di protagonista autorevole del rinnovamento dei servizi di salute mentale in Gran Bretagna, come conduttore di gruppi di auto-aiuto, formatore di operatori, scrittore di saggi e manuali per una concreta alternativa alla istituzionalizzazione della sofferenza mentale.

    LA SUA VITA RICOMINCIA quando nel 1991 inizia a frequentare il gruppo di uditori di voci di Manchester.
    Il suo processo di guarigione trova fondamento nel lavoro di Marius Romme e Sandra Escher: voci e psicosi sono normali risposte a situazioni anormali. Da quel momento, diventa lui stesso promotore di sviluppo di esperienze di auto mutuo aiuto e di pratiche di collaborazione tra operatori ed utenti per costruire insieme percorsi di salute mentale.
    Oggi è formatore e consulente dei servizi psichiatrici inglesi e di molti altri paesi in tutto il monde, tra cui l’Italia.
    “La guarigione dalla malattia mentale è stata una questione che mi ha interessato probabilmente dal primo giorno che entrai, o piuttosto FUI TRASCINSTO, nell’unità psichiatrica Royal Free di Londra. Fu il giorno in cui uno psichiatra , che mi aveva conosciuto da meno di un’ora, CONCLUSE CHE SOFFIVO DI UNA MALATTIA MENTALE CHIAMATA SCHIZOFRENIA.
    Questo incontro cambiò la mia vita intera.” (Pref. p.11)

    ERA COME SE IL SISTEMA non avesse l’aspettativa che io potessi guarire, l’enfasi cadeva invece sul «mantenimento». Non sto dicendo che quelli che lavoravano nel sistema non si occupavano di me. Lo facevano: mi vestivano, mi nutrivano, mi accudivano e si assicuravano che io prendessi le mie medicine. LA COSA CHE NON FACEVANO era considerare la possibilità che io potessi tornare a essere la persona che ero stato. (Prefazione, pagg. 11-12)

    C’è una battuta che molti utenti dei servizi sanno e che dice così: «Qual è la differenza tra Dio e uno psichiatra? Risposta: Dio non pensa di essere uno psichiatra».
    Ma c’è un’altra differenza importante tra Dio e uno psichiatra: mentre Dio ha impiegato sette giorni per creare il mondo, uno psichiatra può cambiare il mondo di una persona in poco meno di un’ora.
    Se il VIAGGIO VERSO LA GUARIGIONE per molti è una cosa difficile, è frequente che il VIGGIO VERSO LA MALAATTIA sia persino troppo facile. “ (Introduzione, pag. 13)

    IL VIAGGIO DI GUARIGIONE – PRIMA PIETRA MILIARE: LE PERSONE

    Fin qui ho menzionato nove persone che hanno preso parte, in un modo o nell’altro, al mio viaggio di guarigione. E qui c’è la prima pietra miliare sulla via della guarigione: le persone.

    Se dovessi nominare tutte le persone che hanno avuto un ruolo nella mia guarigione la lista sarebbe esorbitante. E un’altra caratteristica di questa lista sarebbe che, in maggioranza, non sarebbe costituita da professional. Una delle mie convinzioni di base riguardo alla guarigione è che essa non può avvenire in isolamento. E anche che essa non può avvenire se tutte le nostre relazioni sono basate su un’interazione del tipo professional-utente. Per definizione guarigione vuol dire interezza, e nessuno può essere intero se è isolato dalla società in cui vive e opera. (Introduzione, pag. 23)

    … la guarigione non va più intesa come un regalo dei medici, ma come una responsabilità di noi tutti. (Introduzione, pag. 24)
    Per esempio nella cultura aborigena, quando qualcuno dà segni di follia, l’intera tribù si riunisce per discutere che cosa essa ha fatto perché quella persona sia diventata folle. Potete immaginare che ciò accada nelle nostre culture? Penso di no. se qualcuno va fuori di testa nella nostra cultura viene espulso, va in ospedale.
    Non abbiamo certo una riunione della comunità locale per decidere cosa c’è che non va nella comunità. C’è invece un conciliabolo dei cosiddetti esperti, che si riuniscono nel reparto e decidono, spesso in assenza della persona interessata, sia cosa c’è di sbagliato nell’utente sia come trattarlo. (Introduzione, pag. 24)

    IL VIAGGIO DI GUARIGIONE – SECONDA PIETRA MILIARE: ESSERE SE STESSI

    Se le persone sono i mattoni della guarigione, la pietra angolare è data dase stessi. Io credo senza riserve che il più grande ostacolo da affrontare nel nostro viaggio di guarigione sia dato da noi stessi. La guarigione richiede fiducia in se stessi, autostima, consapevolezza di sé e autoaccettazione. Senza questo, guarire non solo è impossibile, ma perde il suo valore. […]
    Per me questi quattro aspetti dell’essere se stessi – fiducia in sé, autostima, consapevolezza di sé e autoaccettazione -rappresentano la seconda pietra miliare sulla via della guarigione. (Introduzione, pagg. 25-26)

    IL VIAGGIO DI GUARIGIONE – TERZA PIETRA MILIARE: LA SCELTA

    La terza pietra miliare è strettamente collegata alla seconda, e si basa sul nostro proprio stato sociale. Io credo che noi stessi abbiamo molto da dire sul nostro stato sociale. Possiamo scegliere di restare vittime del sistema; di continuare a sentirci scontenti di noi stessi; possiamo scegliere di rimanere la povera piccola persona che richiede ventiquattr’ore di assistenza da parte dei professional. Oppure possiamo scegliere un’altra direzione.

    Possiamo scegliere di smettere di essere vittime e diventare vincitori; smettere di lamentarci e ricominciare a vivere; smettere di essere la povera piccola persona malata e cominciare il viaggio di guarigione.. Questa per me è la terza pietra miliare: la scelta.

    Quando noi ci pensiamo come malati, è facile lasciare ad altri le nostre scelte. Invece la strada della guarigione richiede non solo che noi facciamo le nostre scelte, ma anche che ci prendiamo la responsabilità di tutte le nostre scelte, buone e cattive. (Introduzione, pag. 26)

    IL VIAGGIO DI GUARIGIONE – QUARTA PIETRA MILIARE: L’APPARTENERSI

    Se le persone sono i mattoni della guarigione e noi stessi ne siamo la pietra angolare, allora la scelta è il cemento che tiene insieme i pezzi. E c’è ancora una pietra miliare nel processo di guarigione, che io chiamo l’appartenersi. L’appartenersi è la chiave della guarigione: noi dobbiamo imparare ad appropriarci delle nostre esperienze, quali che siano.

    I medici non possono possedere le nostre esperienze, non lo possono gli psicologi, gli infermieri, gli assistenti sociali o gli operatori di sostegno; non lo possono i terapisti occupazionali, gli psicoterapeuti, i parenti, gli amici. Neanche i nostri amanti possono possedere le nostre esperienze. Siamo noi che dobbiamo appropriarci delle nostre esperienze. Perché solo appropriandoci dell’esperienza della follia possiamo appropriarci della guarigione dalla follia.

    Il viaggio attraverso la follia è un viaggio essenzialmente individuale. Possiamo condividerne solo una parte con gli altri; la maggior parte del viaggio resta nostra e solo nostra. È all’interno di noi stessi che troveremo mezzi, risorse e capacità per completare questo viaggio, perché è all’interno di noi stessi che esso ha luogo. (Introduzione, pagg. 26-27)

    SULLA GUARIGIONE
    … La guarigione è all’ordine del giorno, non la guarigione «clinica», non quella «sociale» ma la guarigione personale. La responsabilità della guarigione riguarda tutti noi, professional, utenti, familiari, possiamo raggiungerla solo lavorando insieme, possiamo raggiungerla solo parlandoci e ascoltandoci l’un l’altro. Possiamo raggiungerla solo cambiando il paradigma, da quello del riduzionismo biologico a quello dello sviluppo sociale e personale. (Introduzione, pagg. 27-28)

    I servizi psichiatrici fanno poco o niente per dissipare i miti intorno alla follia, e anche quando tentano di fare qualcosa, questo tende a essere una sorta di «educazione» delle persone su una condizione biologica per cui si spera di trovare un metodo di cura nel futuro. Gli psichiatri hanno accomodato la loro professione in un linguaggio «scientifico» che ben pochi all’esterno comprendono; si sono messi al riparo in un discorso che aliena i pazienti, mentre accredita loro stessi (gli psichiatri) come se avessero capito i segreti più riposti della mente. (Guarigione, un concetto alieno, pag. 30)

    La definizione di guarigione è una delle principali divergenze che io ho con molti dei professional impegnati in psichiatria. Troppo spesso il punto di vista dei professionisti sulla «guarigione» significa poco più che mantenere il paziente in una «condizione stabilizzata», indipendentemente da problemi come gli effetti collaterali dei farmaci, o anche dai desideri espressi dall’utente. Per me la guarigione è un costrutto, una concezione molto più personale, e come tale può essere definita solo dalla persona stessa. (Guarigione, un concetto alieno, pag. 31)

    C’è dunque il bisogno di andare oltre il ristretto armamentario di cui lo psichiatra biologico dispone, nel suo cercar di ottenere la guarigione clinica. L’armamentario degli psichiatri è un’arma a doppio taglio per i loro pazienti. Sebbene per alcuni di essi gli interventi fisici e biologici sembrino avere qualche vantaggio, noi dobbiamo porci questa domanda: il danno che questi trattamenti possono causare non è un prezzo troppo alto da pagare per la cosiddetta guarigione clinica? (Guarigione, un concetto alieno, pag. 51)

    Comunque le prospettive per coloro che hanno o hanno avuto a che fare con il sistema psichiatrico e che cercano impiego sono squallide, e ciò è spesso dovuto allo stigma imperante nella nostra società.
    L’indipendenza economica è per molti utenti dei servizi non più che un pio desiderio. Di fatto la realtà con cui fare i conti, per la maggior parte delle persone con problemi di salute mentale definiti persistenti, è quella di una dipendenza economica a lungo termine. E se queste persone passano gran parte della propria vita adulta a essere economicamente dipendenti dallo stato, allora ne dovremmo concludere, per la definizione data*, che non c’è possibilità di «guarigione sociale» per loro. (Guarigione, un concetto alieno, pag. 53)

    la definizione data di “guarigione sociale” sta in questa affermazione: “Se l’esito è misurato in termini di funzionalità sociale, il ricercatore può considerare ogni combinazione in un ampio ventaglio di caratteristiche che includono le seguenti: abilità nel lavoro, capacità di occuparsi dei bisogni basilari, comportamenti anormali che causano disturbo ad altri, attività criminali, numero di amici o funzionalità sessuale”(Richard Warner) o in questa definizione abbreviata: “Indipendenza economica e abitativa, bassa disgregazione sociale” (Richard Warner).

    Nella sua definizione Warner parla di abilità al lavoro e non c’è dubbio che gli utenti dei servizi sanno lavorare e vogliono farlo; ciò che devono affrontare è piuttosto l’inabilità della società ad accettare le loro abilità come valide. …

    Per molti utenti l’indipendenza economica è un mito quanto lo è l’indipendenza abitativa, e se mancano questi due fattori viene sicuramente meno la nostra «abilità di curarsi dei bisogni basilari». La realtà è semplice: il processo di istituzionalizzazione e stigmatizzazione delle persone che stanno o che sono state nel sistema psichiatrico è di per sé un processo che le priva dell’indipendenza economica e abitativa.
    Questa produzione di dipendenza, che è parte del processo dell’attuale sistema di salute mentale, conduce a sua volta alla perdita da parte degli utenti della capacità di occuparsi delle necessità primarie. C’è qualcosa di ironico nel fatto che una delle misure usate per determinare il livello di inabilità di una persona alla funzionalità sociale, esista solo grazie all’abilità del sistema di produrre persone con disfunzionalità. (Guarigione, un concetto alieno, pag. 54)

    L’ultimo degli indicatori per la guarigione sociale, la «funzionalità sessuale», è il classico esempio di mancanza di comprensione delle relazioni causa-effetto nel sistema psichiatrico. Se un utente passa 20 ore della sua giornata a letto e osserva il mondo immerso in uno stupor da farmaci, si può scommettere che la sua vita sessuale sia alquanto limitata. Del resto già con dosi basse di farmaci per molti utenti la funzionalità sessuale è messa a rischio. Ancora una volta, il sistema di misurazione è difettoso perché non tiene conto degli effetti del trattamento chimico sulla persona. (Guarigione, un concetto alieno, pag. 58)

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  2. INGANNEVOLE COME L’AMORE (1)

    Il leitmotiv in circolazione, emanazione CEI 2019, è ad effetto:
    – “FERITI DAL DOLORE, TOCCATI DALLA GRAZIA”. La pastorale della salute che genera il bene. –

    Peccato che la Parola di Dio, terapeutica per definizione, sia prevalentemente sostituita dai saggi consigli di coloro (sempre gli stessi) che si trovano a loro agio nei dibattiti e tavole rotonde. Isaia 55,10-11) non ha dubbi :
    “Come infatti la pioggia e la neve
    scendono dal cielo e non vi ritornano
    senza avere irrigato la terra,
    senza averla fecondata e fatta germogliare,
    perché dia il seme al seminatore
    e pane da mangiare,

    così sarà della parola
    uscita dalla mia bocca:
    non ritornerà a me senza effetto,
    senza aver operato ciò che desidero
    e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata.

    Le parole SANANTI (penso ai Salmi) non sono quasi mai nella mente e sulle labbra di psicologi e psichiatri. Ma non mancano le eccezioni. E qualche psicoterapeuta, (nel nostro caso Mimmo Armiento) forte della promessa del Signore, “”Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt 28,20)” (cf Gv 15,13), prova a dare al dolore le parole che esige:

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    1. ISAIA 43
      Il Signore promette di liberare il suo popolo
      1Discendenti di Giacobbe,
      popolo d’Israele,
      il Signore ti ha creato con saggezza
      e ora ti assicura:
      ‘Non temere, io ti ho chiamato per nome
      e ti ho liberato: tu sei mio!

      2 Se tu attraverserai fiumi profondi,
      io sarò con te:
      le acque non ti sommergeranno.
      Se passerai attraverso il fuoco,
      tu non brucerai:
      le fiamme non ti consumeranno.

      3 Io sono il Signore, il tuo Dio,
      il Santo d’Israele che ti salva.
      Darò l’Egitto in cambio della tua libertà,
      l’Etiopia e Seba al posto tuo.

      4 Per me sei molto prezioso,
      io ti stimo e ti amo,
      darò uomini e popoli
      in cambio della tua vita.

      5 Non temere, io sono con te!
      Dall’oriente e dall’occidente
      farò tornare il tuo popolo
      e lo radunerò.

      6 Dirò al settentrione: Lasciali andare!
      e al mezzogiorno: Non trattenerli!
      Fate tornare i miei figli e le mie figlie
      dalle estremità della terra.

      7 Essi portano il mio nome,
      io li ho creati con saggezza
      per manifestare la mia gloria…

      (Ma non finisce qui)

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      1. INGANNEVOLECOME L’AMORE – 2

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  3. Angelo Nocent 2 luglio 2019 — 15:13

    INGANNEVOLE COME L’AMORE – N. 3
    Seguito puntata precedente: “Vuoi guarire? – “Prendi il lettuccio e cammina…”

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  4. Angelo Nocent 2 luglio 2019 — 15:17

    INGANNEVOLE COME L’AMORE – n. 4

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  5. Angelo Nocent 2 luglio 2019 — 15:19

    INGANNEVOLE COME L’AMORE – n. 4

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    1. INGANNEVOLE COME L’AMORE – 5
      NUDI SENZA VERGOGNA

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