Il programma Family Connections all’IRCSS di Brescia: formazione e supporto a familiari che sono in relazione con persone affette da disturbo borderline di personalità

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Il Disturbo Borderline di Personalità colpisce fino a 3 persone su 100 e nella popolazione clinica si arriva fino al 40% dei malati psichici. Eppure, i numeri non dicono tutto. Non parlano, ad esempio, del ruolo strategico delle famiglie. Lo sa bene Roberta Rossi, psicoterapeuta e responsabile dell’unità di ricerca in psichiatria dell’Irccs Fatebenefratelli di Brescia che si dedica a questa patologia da anni.

La medicina sta aggredendo il disturbo?

Nel tempo abbiamo assistito ad una maggiore diffusione di interventi di psicoterapia specialistici, indicati come il gold standard nel trattamento di questi disturbi, ma siamo ancora lontani da una capillare diffusione nei vari contesti di cura, per quanto si sia molto raffinata la capacità di diagnosi.

Come evolve l’epidemiologia?

I pazienti sono in aumento e la patologia si presenta in fasce di età sempre più precoci, quindi diventa fondamentale la tempestività degli interventi che devono essere mirati e integrati ed è questa la nuova sfida per il mondo clinico e per il mondo della ricerca. Numerosi studi condotti da autorevoli clinici e ricercatori hanno ormai dimostrato che è possibile, nonché doveroso, fare diagnosi di disturbo borderline ben prima della soglia dei 18 anni, come si riteneva in passato. Dirò di più: interventi precoci, psicoterapici e/o psicoeducativi possono essere utili per evitare che certi quadri diventino patologici.

Esiste una risposta a livello globale?

E’ sempre maggiore nel mondo l’attenzione al disturbo nelle sue primissime fasi, anche per cercare di capire quali possano essere i fattori di rischio cui prestare attenzione. Intorno alla discussione su questi temi si è creata la rete Global Alliance for Prevention and Early Intervention for BPD che ha lo scopo di favorire progetti di ricerca e interventi clinici in termini di prevenzione e interventi precoci e promuovere maggiore conoscenza su questo tema, che tutti i clinici stanno cominciando ad affrontare ma che forse ancora pochi contesti sono attrezzati AD affrontare. E’ da queste premesse che ha preso forma l’evento scientifico del 3 Giugno a Brescia, nell’ambito della IV giornata sul disturbo borderline promosso dall’IRCCS Centro San Giovanni di Dio e dalla National Education Alliance Personality Disorder (NEA BPD), associazione nata per promuovere informazione, formazione e cultura sul DBP. Ancor più importantI, per un verso, sono state le giornate precedenti, quando abbiamo ospitato il quarto Training Italiano Family Connection. Il programma Family Connections® fornisce formazione e supporto a familiari che sono in relazione con persone che hanno un disturbo borderline di personalità.  Il programma è ormai diventato parte dei trattamenti proposti dall’IRCCS di Brescia grazie all’ormai consolidata collaborazione con NEA-BPD. In particolare, fornisce informazioni aggiornate sul DBP, sul “funzionamento” del paziente che ne soffre e sulle dinamiche che caratterizzano le famiglie, aiutando lo sviluppo di strategie individuali di coping. Obiettivo non secondario è fornire supporto per la creazione di gruppi DI familiari.

Quali indicazioni sono emerse per le famiglie di pazienti affetti da DBP?

Si è parlato tanto di disregolazione emotiva e di come imparare a dare legittimità e valore alle emozioni. Anche quando sono espresse in modo esplosivo. Questo aiuta a tenere aperta la porta della comunicazione. Il Training ha promosso tra i partecipanti l’utilizzo di strategie più funzionali che, anziché amplificare i toni emotivi e far esplodere la situazione, riescano a favorire un’espressione delle emozioni più modulata, evitando dei circoli viziosi in cui spesso le famiglie sono intrappolate. Altro punto importante è ricordare sempre alle famiglie che sono una grande risorsa, provando ad alleggerire il fardello del senso di colpa e dell’autobiasimo che spesso i famigliari portano.

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