Non di solo pane

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L’esperienza spirituale di un’ospite dell’ospedale di San Maurizio Canavese

«Non di solo pane vive l’uomo». Ci accoglie così Giovanna, una delle ospiti del presidio riabilitativo Beata Vergine Consolata di San Maurizio Canavese, nel Torinese. «Quando sono approdata nella struttura Fatebenefratelli per intraprendere il mio percorso riabilitativo in un conteso comunitario, stavo vivendo un periodo di buio totale dovuto ad una grave depressione e nella nuova casa mi sono sentita accolta e lentamente ho intravisto la luce»: è una storia come molte altre, nel panorama multiforme della riabilitazione psichiatrica, se non fosse che in questo caso la luce viene dall’Alto.

Giovanna ricorda che la preghiera «aveva sempre fatto parte della mia vita, dopo una conversione avvenuta verso i 40 anni (prima ero cristiana per tradizione) ma la depressione era riuscita a spegnere il desiderio di pregare e a far traballare la mia fede». Poi, in comunità, qualcosa è cambiato. Di nuovo. Dando all’ospite dei Fatebenefratelli una nuova speranza e influendo positivamente anche sul percorso riabilitativo, come testimoniano sanitari ed educatori.

La comunità torinese propone varie attività riabilitative a partecipazione libera da parte dei pazienti e tra queste quella proposta dal Servizio di Attenzione Spirituale e Religiosa che si occupa della dimensione spirituale, «la nostra vita interiore più profonda, quella che chiamerei “anima” che ci mette in relazione con il trascendente che   per me è rappresentato dalla S.S. Trinità – spiega Giovanna -. Molto bello il nome che è stato scelto per questo tipo di incontri: “Attività per la vita”».  Gli incontri hanno una cadenza settimanale e sono guidati dalla referente del SASR che propone agli ospiti brani, aneddoti, testimonianze, film che in qualche modo toccano la spiritualità della persona, inducono al confronto e alla riflessione, fanno emergere dignità, speranza, autostima. In Giovanna anche «  il desiderio di pregare e di ritrovare un costante dialogo con il Signore. E’ stato interessante ascoltare alcuni passi come “La chiave del cuore”, “La nostra faccia”, “Come bambini” dal libro “E’ possibile -la regola della speranza” di Ernesto Olivero, che hanno fatto crescere la fiducia nel prossimo e dato valore ai piccoli gesti.  Ho ripreso a leggere il messalino e a proclamare la parola durante la Messa, cosa che non avrei mai più pensato di riuscire a fare – racconta l’ospite -. Ho avuto inoltre l’opportunità di avere con la referente degli incontri individuali che mi hanno aiutato a fare chiarezza dentro di me, nel   riconoscere e valorizzare le mie risorse raccontando e ripercorrendo alcune fasi della mia vita, nel rinforzare e recuperare il senso della progettualità, nel ritrovare la speranza, sentendo la presenza di Dio nel mio quotidiano che è fatto anche di tanti   momenti difficili». Non di solo pane, appunto, e neanche soltanto di farmaci e terapie vive la nostra salute.

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