San Giovanni di Dio: un Santo moderno e rivoluzionario

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La riflessione di Fra Valentino Bellagente superiore della Residenza Sanitaria Assistenziale “San Riccardo Pampuri”.

Se volessimo stabilire chi o cosa dalla comparsa dell’uomo sulla terra ai giorni nostri ha dato un input al sistema vigente al fine di determinare un cambiamento epocale, nella nostra mente emergerebbero fatti e circostanze che nell’immaginario collettivo hanno lasciato un segno indelebile o un’emozione. Immediatamente nei nostri ricordi affiorerebbero eventi come la scoperta del fuoco, della ruota, dell’elettricità, della scrittura, del motore a scoppio, della gravità o, purtroppo, della polvere da sparo, della scoperta dell’atomica ecc…

Indubbiamente ciò suddetto è progresso e ha contribuito a cambiare il modo di essere del genere umano, creando abitudini nuove, sconvolgendo consuetudini e modus operandi. Chissà quanti di noi pensano, invece, che l’evento che maggiormente ha rivoluzionato la storia è la nascita di Gesù figlio di Dio, fatto uomo e morto per la salvezza del genere umano? Questo evento epocale ha indicato una road map nel cui solco si sono edificati uomini e donne che hanno messo in atto i suoi insegnamenti diventando personaggi che hanno lasciato un’impronta del loro passaggio nella vita terrena tramandando ai posteri il frutto del loro lavoro. Saremmo capaci di elencarne alcuni? Di nuovo nella mente emergerebbero nomi come Newton, Einstein, Marconi, Volta, Fleming ecc…Forse, scavando nella mente, dopo lunghe riflessioni e analisi, potrebbe emergere un dato che ha determinato “un progresso” nel quotidiano con ricadute positive sull’umanità. Guardate per esempio i nostri moderni ospedali. Siamo capaci di ricondurre la loro organizzazione a un inizio? Forse no semplicemente perché non ci pensiamo, non ci abbiamo mai pensato e diamo tutto per scontato senza analizzare i processi innovatori e le loro origini. Un inizio c’è: San Giovanni di Dio; al riguardo ebbe intuizioni straordinarie, tutte dettate dalla sua intelligenza mossa dall’amore verso i malati, il sofferente, il diverso, in tutto ciò che rappresentava debolezza insita nel corpo e nella mente.

Raccogliendo gli insegnamenti di Gesù creò “l’ospedale moderno”.

In ciò San Giovanni di Dio credeva e raccogliendo le indicazioni e gli insegnamenti di Gesù Cristo creò dal nulla “l’ospedale moderno”. Il malato, nella sua concezione rivoluzionaria, era una persona da amare, prima di tutto, e da curare, o meglio da curare amandolo. Questo pensiero fu alla base della “medicina umanizzata” ove non c’erano semplici corpi da curare, ma anche anime da salvare implementando la cura del corpo con quella dell’assistenza di tipo spirituale. La sua visione moderna raggiunge, poi, picchi di straordinaria eccellenza nella cura dei malati di mente anche perché San Giovanni di Dio aveva provato sulla propria pelle questo status. Tolse loro quella etichetta di indemoniati e rifiutò per essi le precedenti metodologie coercitive, tipo incatena- mento, fustigazione e punizioni varie perché psichicamente fragili, più bisognosi di cure e di affetto umano. Diede, per la prima volta, piena dignità al genere umano, indicando oltre 500 anni orsono quello che poi gli Stati moderni hanno scoperto con tanto e colpevole ritardo.

Orbene quanti di noi hanno pensato a San Giovanni di Dio come rivoluzionario e moderno? Forse pochi. Eppure ci ha lasciato un bagaglio di moderni e dinamici insegnamenti. Proviamo a pensarci un po’ di più e ogni volta che stiamo male o un nostro congiunto o amico sta in ospedale affioreranno nella nostra mente due concetti innovatori: la medicina umanizzata e l’ospedale moderno; ovvero quello che vorremmo che ci offrissero se ne avessimo bisogno in quanto ammalati. Il pensiero di San Giovanni di Dio è sinonimo di moderna palestra di crescita sociale, culturale e umanitaria: frequentiamo questa palestra e alleniamo la nostra mente al bene comune.

 

Fra Valentino Bellagente

(O.H. superiore Rsa, San Riccardo Pampuri di Trivolzio)

Da “Il Ticino”

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Un pensiero riguardo “San Giovanni di Dio: un Santo moderno e rivoluzionario

  1. Caro Fra Valentino,
    ho riflettuto moto e vado riflettendo in questi giorni di “NOVENA”. Qui, solo per dirti che mi fa piacere leggere il tuo intervento. Un’occasione rara per COMUNICARE NELLA FEDE che spero prenda piede su questo nuovo sito dove si respira ancora tanta TIMIDEZZA da parte dei lettori e degli amici che non sono pochi.
    Qui il mio punto di vista che non vuol escludere il tuo.
    SAN GIOVANNI DI DIO visto come un “mito” può anche starci. Ma Egli non è santo perché creatore del cosidetto “‘OSPEDALE MODERNO”. Il Lombroso, definendolo tale, ha colto di lui solo l’aspetto utilitaristico, pratico, visibile, tangibile, documentabile e perciò riduttivo. Fosse grande per questo, sarebbe già stato dimenticato da tempo. Tale sottolineatura può gratificare i suoi discepoli, gli storici, ma è poca cosa.
    Tu menzioni personaggi famosi. Io ne voglio aggiungere un altro. Nell’era degli smartphon (telefono intelligente), oggi nessuno si ricorda più di ANTONIO MEUCCI, inventore del telefono, perché c’è di meglio.
    Epperò, quando ognuno in quel di Granada tirava diritto per la sua strada senza accorgersi di nulla, (“…lo vide e passò oltre…” Lc 10,25-37), lui, il signor NESSUNO, ma discepolo di Gesù, MISSIONARIO SENZA FRONTIERE, è ancora vivo nella memoria perché COSCIENZA CRITICA del suo tempo e del nostro, superando i limitati confini della Spagna. Ha costretto Società e Chiesa ad entrare nella piaga delle contraddizioni cicliche, a vederle, a farsene carico. Per quale motivo? Strepitoso: Ha riconosciuto NEI VOLTI DEL DISAGIO il VOLTO di Cristo! Non è cosa da poco: vuol dire FEDE. Dono dall’alto. E chi crede, VEDE.
    Uomo di Dio tra gli uomini, ha aiutato la Chiesa a essere LA CAREZZA DI DIO nei confronti dei poveri. Tanto da strappare, sul letto di morte, l’impegno dell’Arcivescovo di Granada di farsi carico dei debiti contratti per i disagiati ( , che lo assillavano fino allo spasimo.
    PUNTO DI RIFERIMENTO PER TUTTI,
    – la sua casa era un centro di ascolto dei bisogni,
    – porta sempre aperta,
    – la sua fantasia della carità altro non era che la luce e il fuoco dello Spirito Santo che lo abitavano, sempre in
    azione.
    L’EDUCATORE
    Portavoce senza saperlo e tra i grandi SANTI RIFORMATORI del Concilio di Trento (1545 – 1563 ) HA EDUCATO Chiesa e Società, con l’esempio e la parola, al VANGELO DELLA CARITA’, dando vita alla scuola del FARSI PROSSIMO.
    Insegnò
    – a VEDERE,
    – a PROVARE COMPASSIONE, (viscere di MISERICORDIA),
    – ad AVVICINARSI,
    – a INTERVENIRE (primo soccorso),
    – a PROVVEDERE (albergatore),
    – a FARSI CARICO (degli oneri assistenziali, lui squattrinato, facendo ricorso alla PROVVIDENZA).
    Così, con i formidabili strumenti dell’ ELEMOSINA e della BENEFICENZA, (quanti benefattori nei secoli!) è andata per i 450 anni successivi. Quasi tutte le realtà esistenti sono nate così.

    Poi doverosamente subentra lo Stato con leggi di riforma di ospedali, enti di assistenza e beneficenza, opere pie. Dunque, tempi nuovi.
    Ma…strana coincidenza: l’ OPERA DI DIO, “aggiornata”, adeguata ai tempi, risponde sempre meno all’ATTO DI FONDAZIONE. E tutto, lentamente sembra slittare, FRANARE:
    – niente VOCAZIONI,
    – niente BENEFICENZA,
    – l’ ELEMOSINA, la QUESTUA, cose d’altri tempi,
    – la PASTORALE SANITARIA ansimante.
    Oggi, molti di noi da quest’orecchio non ci sentono. Ma il disegno, che è di Dio, andrà avanti con DONNE e UOMINI NUOVI.

    GIOVANNI DI DIO, per educare alla carità praticando la COMPASSIONE, ha messo al centro CRISTO, l’Unto, l’Inviato: “DIO SOPRA TUTTE LE COSE DEL MONDO. AMEN GESU’ ” (CASTRO) Sembra l’eco di Santa Teresa del Carmelo: “Nulla ti turbi, nulla ti spaventi…”
    Posto al Centro (“attirerò tutti a me”) Cristo attrae a sé e fa suoi, in un dialogo di alleanza uomini e donne. Non una fraternità di somiglianza ma una FRATERNITA’ DI SOLIDARIETA’, di comunione ontologica, più salda della comunione fisica.
    Quando ciò avviene, si esprime in atteggiamenti di rispetto, di amore che giunge fino al perdono. (Clamoroso è il perdono e la la riconciliazione tra ANTON MARTIN e PEDRO VELASCO che diventeranno suo collaboratori diretti, come primi fratelli e compagni).
    In Granada egli suscita la SOLIDARIETA’ CRISTIANA (Vescovo, Maestranze, nobili, ricchi, la gente, i poveri, gli ultimi), tutti in COMUNIONE nel corpo di Cristo, radice ultima, teologica dell’agire umano.
    PERCHE’ L’ELEMOSINA?
    – Ha usato l’elemosina come strumento educativo che coinvolge tutti. Se è vero che ci sono povertà difficilmente irriducibili e sanabili a livello di società, la CARITA’ suggerisce a Giovanni, proprio perché di Dio, quello che di volta in volta si può fare. Ma questo POCO ha un grande valore: diventa GESTO PROFETICO ED EDUCATIVO.
    Le Sacre Scritture danno speranza: Dio alla fine tergerà ogni lacrima, farà cessare ogni lutto, pianto e dolore. Il Mendicante di Granada è il primo a sentire il peso del limite, ma, facendo quello che può, giungendo a chiede scusa per riuscire a fare così poco, in realtà EDUCA a capire il vero VALORE DELLA CARITA’: essa vale per se stessa, non soltanto o sopratutto PER I FRUTTI che produce.
    Questa è l’originalità e la peculiarità che non verrà mai meno. Oggi, altri in sanità sanno fare meglio di lui, ancora sfolgorante, dopo cinque secoli.
    E’ modello insigne, irrefutabile di EDUCATORE, perché usa la pedagogia dell’ELEMOSINA, coinvolgendo ricchi e poveri, ecclesiastici e notabili, rispettoso di tutti e ritenendosi una NULLITA’, finisce per diventare “VASO DI ELEZIONE” .

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