Il Capitolo visto attraverso gli occhi di un Collaboratore

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Abbiamo rivolto alcune semplici domande sul significato del Capitolo Generale ad un nostro collaboratore, Gianni Cervellera, che, avendo partecipato al Capitolo del 2000 a Granada e come moderatore nel Capitolo del 2012 a Fatima, può restituirci la visione di chi ha “toccato con mano” un evento così importante per la nostra Famiglia Ospedaliera.

Che cos’è un Capitolo Generale?

È la massima espressione del governo di un ordine religioso. Qui vengono prese le decisioni per il futuro che diventano delibere da attuare. Poi vengono eletti il Superiore generale e i definitori generali che dovranno attuare il programma deciso. Vi partecipano i religiosi eletti nelle diverse province, perciò oggi si direbbe che è una forma molta democratica di governo: si elegge una sorta di parlamento rappresentativo che delega ad un governo esecutivo la parte applicativa. Per il Superiore Generale vi è anche la particolarità che egli è il segno della presenza di San Giovanni di Dio, garante supremo del carisma dell’ospitalità.

Credi ci siano differenze tra i capitoli di altri ordini religiosi e quello dei Fatebenefratelli?

Posso dire della differenza che c’è negli ultimi capitoli dei Fatebenefratelli, che è la presenza dei collaboratori laici, i quali non sono un elemento decorativo ma sostanziale. Anche se l’aspetto decisionale definitivo è dei religiosi, il parere dei laici è tenuto fortemente in considerazione e il loro apporto è sempre stato di notevole aiuto. D’altra parte il Capitolo riflette ciò che avviene quotidianamente nelle case. Non si tratta di una questione solo pratica, vi è un profondo significato di collaborazione e di comunione.

L’idea di comunione fa venire in mente il senso profondo di un capitolo, qual è, dunque, secondo te, il significato teologico?

Mi sembra che un Capitolo Generale somigli ad un piccolo concilio. I capitolari sono un po’ come gli apostoli con Gesù: ogni decisione nasce dalla comunione fra di loro e dalla comunione con il Maestro, per questo un ruolo fondamentale è attribuito alla preghiera e alla riflessione.

Grazie Gianni.

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3 pensieri riguardo “Il Capitolo visto attraverso gli occhi di un Collaboratore

  1. Tutto vero ciò che scrive il teologo Cervellera. Ormai i laici sono di casa al Capitolo Generale. Ma c’è un ma…che si ripresenta dopo ogni assise o un pellegrinaggio alle “fonti”.
    Prendo l’immagine dell’accendino, strumento indispensabile per i fumatori: se non scatta la scintilla, c’è poco da fare !
    In queste settimane ho ripreso in mano circolari, lettere, documenti, sussidi…che negli anni del post-Concilio sono stati sfornati a iosa. Tutto bene! Ma la scintilla puntualmente non è mai scattata scattata.

    Prima nell’Ordine si parlava di Vita Monastica, del Convento-Ospedale di Milano, Benevento…; dopo il matrimonio di qualche decennio fa, siamo alla FAMIGLIA OSPEDALIERA. Tutto bello! Ma la scintilla che accende i cuori non scatta e da questo “amore sponsale” i bambini non nascono.
    Coppie sterili? Non credo. Semplicemente coppie malate: individualismo, poca comunione, acriticità, un parlare per luoghi comuni, debole identità comunitaria, incerta appartenenza all’Ordine e così via…Alla lista ognuno potrebbe aggiungere la sua diagnosi, esercizio perfettamente inutile, almeno in questo contesto.

    Mancano gli strumenti? No: c’è abbondanza di sussidi che i più neanche prendono in considerazione. Grazie all’allora Priore Generale Pasqual Piles Ferrando, la SPIRITUALITA’ DELL’ORDINE, seguendo i princìpi del Concilio Vaticano II, è stata rielaborata, messa a fuoco ed è forte, bella, capace di generare sempre nuova energia missionaria. Epperò la scintilla non scatta e i cuori della Nuova Famiglia non s’infiammano.

    Ogni tanto ci penso: Giovanni di Dio (1500) e Madre Teresa di Calcutta (contemporanea), sono stati animati dal medesimo Spirito, infiammati dallo stesso Fuoco, suscitati per prendersi cura degli infelici a livello planetario. Da che cosa deriva tanta stanchezza nei discepoli religiosi e laici del Mendicante di Granada?

    Chi se ne intende, avanza dei fondati dubbi quali, ad esempio, un prevalere dell’idea di spiritualità ancorata ciecamente alle fonti, sottovalutando il dinamismo della storia, restia a leggere i segni dei tempi e l’irruzione dei poveri nello scenario mondiale.

    Quando ci vuole, ci vuole, ma torturarsi fino allo spasimo con il concetto di OSPITALITA’, farcito di luoghi comuni, non fa bene a nessuno. La spiritualità JUANDEDIANA deve essere prima di tutto CRISTIANA, ancorata saldamente su due pilastri:
    – Gesù, il missionario del Padre, che rimane vivo e attuante con la forza del suo Spirito nella Parola e nella Eucarestia;
    – ed i poveri.
    Dette così, anche queste sembrano frasi fatte, fritte e rifritte, minestra riscaldata. E invece no: E’ COSA SERIA, IL PUNTO FERMO. Le scorciatoie non pagano.

    Durante il Capitolo ho letto da qualche parte: ”Fare il punto sul passato per discernere al meglio sul futuro”. E segue: “FORMULARE due o tre proposte, concrete e fondamentali, per rinnovare la nostra vita comunitaria”. E’ sintomatico: grande fame e sete di cose CONCRETE…DUE O TRE… Ma come si fa?

    Se il Capitolo Generale è stato paragonato a un piccolo Concilio, ammesse da tutti le riconosciute differenti problematiche esistenti nella geografia dell’Ordine, ora si abbia il coraggio di passare al SINODO locale, sulla falsa riga del Sinodo Diocesano.

    COINVOLGIMENTO
    Un dizionario qualsiasi né dà questa definizione generica che va solo personalizzata nella forma, secondo l’attuale struttura della Provincia: “La parola SINODO deriva dalle due parole greche ‘syn’ e ‘odos’ che tradotte letteralmente significano ‘STRADA COMUNE’. Con la parola ‘sinodo’ si intende un’assemblea ecclesiale in cui si riuniscono laici e sacerdoti sotto la presidenza del vescovo diocesano. L’assemblea, composta da delegati sinodali nominati dal vescovo ha una funzione consultiva per il vescovo, cui spetta ratificare le decisioni.

    Sotto molti aspetti è il Sinodo stesso IL PUNTO DI ARRIVO: una strada percorsa insieme che non guida soltanto l’assemblea dei sinodali, ma guida anche l’intera Chiesa locale sulla strada della fede, della speranza e dell’ amore per il futuro. Pertanto è previsto che anche l’’opinione pubblica sia partecipe durante le consultazioni tramite diversi incontri aperti a tutti gli interessati.

    Lo spirito del Signore continuamente guida e rinnova la sua Chiesa. La fiducia nella potenza ricreatrice dello Spirito sarà la forza del Sinodo stesso che potrebbe darsi questo motto stimolante: SULLA TUA PAROLA. CON GIOIA E SPERANZA.

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  2. VALE LA PENA ASCOLTARE PIU’ VOCI:

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