Auguri di un sereno Santo Natale da parte del nostro Padre Provinciale

auguri natale PP

Carissimi Confratelli, collaboratori, ammalati e anziani affidati alle nostre cure e a voi amici tutti nell’ospitalità, Buon Natale!!!

Anche quest’anno quasi senza accorgercene, il Natale del Signore bussa alla porta della nostra vita. Quella stessa vita che duemila anni orsono il Dio Salvatore ha voluto prendere su di sé facendosi bambino, crescendo alla scuola della famiglia di Giuseppe e Maria, per apprendere, come fa ogni cucciolo d’uomo, a vivere la propria esistenza. La Vita di Gesù è la vita di Dio che, giorno dopo giorno, fin da quella grotta di Betlemme, ha incrociato la vita di ciascuno di noi.

Dio “nella Pienezza dei tempi mandò suo Figlio nato da Donna”(Gal 4,4) ad illuminare il “popolo che camminava nelle tenebre” (Isai 9,1), e anche oggi, in questo Natale 2018, pienezza del nostro tempo, viene a irradiare il nostro cammino sulle strade della vita.

Forse noi pensiamo alla “pienezza dei tempi” di Dio intendendo quel momento in cui le circostanze furono ideali, al tempo opportuno; ma questo mi fa pensare che, sottintendendo ciò, stiamo considerando Dio alla stregua di un bravo allenatore di calcio. Un coach che sa quando è il momento di far entrare un giocatore in campo per cambiare l’andamento della partita.

Allora credo, che la frase di San Paolo vada capovolta: “Quando Dio mandò il suo Figlio, nato da donna…fu la pienezza del tempo!”. Allora, solo allora -dice la Bibbia- lo scorrere dei secoli acquistò contenuto e venne ad incidere l’esistenza di ogni persona. Da allora, senza tregua, ogni essere umano che viene alla luce fa i conti con Gesù.

Progetti, gioie, affanni, ansie, delusioni, innamoramenti, estasi, amori condivisi, malattie, lutti… tutto il vissuto dell’uomo, il mio e il tuo vissuto, incrociano il “Vissuto di Dio”. Così il nostro tempo diventa un “tempo pieno”, un tempo “pieno di Dio”.

Dio, stanco di guardare l’uomo dall’alto dei cieli, inizia il suo “cammino di ospitalità”, alla ricerca dell’uomo là dove scorre la vita, e lo fa da “UOMO-DIO”. Infatti, solo condividendo da Dio la vita dell’uomo in Gesù di Nazareth ha potuto portare, e continua a farlo nell’oggi, ciascuno di noi alle vette più alte della piena realizzazione dell’Uomo: “l’essere stato creato a Immagine e Somiglianza di Lui”. Il volto dell’uomo splendente dell’immagine di Dio.

Il Natale 2018, è il luogo e il tempo nel quale cercare la “pienezza del Dio di Gesù Cristo” che rende la nostra esistenza come quella grotta di Betlemme, da “rifugio di animali e ricettacolo di ogni sporcizia” a luogo “Privilegiato di Ospitalità”. Il luogo nel quale ospitare ”l’Uomo Dio”, Gesù; con lui essere ospitati nell’Amore di Dio e in Lui ospitare ogni uomo e ogni donna che oggi fatica nel vivere la propria quotidianità.

Il nostro Fondatore San Giovanni di Dio, mentre viveva l’ora più terribile della sua esistenza, ricoverato nell’Ospedale Reale di Granada, vide il compiersi della “pienezza del Tempo di Dio” nella sua vita. In quel “popolo sofferente” che camminava con lui nel chiostro dell’Ospedale Reale, Giovanni di Dio scorge quella “grande Luce”, Cristo Gesù, farsi carne e venire ad abitare in mezzo a loro. Il nostro fondatore si sente così “riabilitato” alla dignità di figlio di Dio e chiede nella preghiera: «Gesù Cristo mi conceda il tempo e mi dia la grazia di avere io un ospedale, dove possa raccogliere i poveri abbandonati e i privi della ragione, e servirli come desiderio io».

Oggi come allora, per noi e per il mondo intero, il Natale è dove si accoglie il Figlio di Dio venuto nel mondo, che ha “preso carne“ nei malati, nei poveri, negli abbandonati ed emarginati.

A tutti voi carissimi auguro un Santo Natale nell’Ospitalità: capaci di accogliere il Dio che viene, nella liturgia della notte santa, nella preghiera e nel canto degli angeli, nel presepe e nei doni che ci scambiamo, ma soprattutto nell’avere cuore, occhi, mani e l’intera nostra esistenza aperta ad accogliere ogni uomo e ogni donna che incontriamo sul nostro cammino. «Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40), rammentiamolo sempre.

Buon Natale nella Pace e nella Benedizione del Signore.

Fra Massimo Villa

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2 pensieri riguardo “Auguri di un sereno Santo Natale da parte del nostro Padre Provinciale

  1. IL MEDESIMO BENEDICENTE VOTO AUGURALE,
    con le parole sintetiche di Madre Teresa di Calcutta,
    il San Giovanni di Dio al femminile:

    E’ Natale ogni volta
    che sorridi a un fratello e gli tendi la mano.
    E’ Natale ogni volta
    che rimani in silenzio per ascoltare l’altro.
    E’ Natale ogni volta
    che non accetti quei principi che relegano gli oppressi ai margini della società.
    E’ Natale ogni volta
    che speri con quelli che disperano nella povertà fisica e spirituale.
    E’ Natale ogni volta
    che riconosci con umiltà i tuoi limiti e la tua debolezza.
    E’ Natale ogni volta
    che permetti al Signore di rinascere per donarlo agli altri.

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    1. Caro Padre Massimo,

      Carissimo Padre Massimo;
      dopo aver letto, riletto, meditato, messo sotto la lente d’ingrandimento i suoi graditissimi auguri un po’ insoliti, mi son trovato a un bivio come Don Abbondio, ossia nella difficoltà tanto di tirar dritto per la mia strada come pure di ritornarci sopra.
      Se è vero che Dio parla in tanti modo, mi sono chiesto cosa volesse dirmi con questi auguri.

      Ho scelto, pertanto, di pregare che è il modo migliore per ascoltare la Sua voce. Così, per bocca della mia guida spirituale, ha cominciato a sussurrarmi parole che dal cuore passavano alla tastiera, facendomi interprete di tante voci, le stesse da lei nominate: “Confratelli, collaboratori, ammalati e anziani affidati alle nostre cure e a voi amici tutti nell’ospitalità”:

      “Ti ringraziamo, Signore, perché ci hai fatto così grandi nei nostri desideri, ci hai fatto senza limiti.
      Soprattutto ti ringraziamo perché ti manifesti a noi, perché possiamo conoscere che tu sei l’oggetto ultimo dei nostri desideri, colui che cerchiamo in tutte le cose attraverso tutte le cose. Il tuo Regno è la pienezza della realtà desiderabile, quella che ci fa chiedere ogni giorno: Venga il tuo Regno.

      Ti ringraziamo anche, o Gesù, perché talvolta ci fai poveri, perché attraverso la pesca infruttuosa diventiamo i poveri del Regno, coloro che sentono che Dio colma la nostra fame e sete di giustizia, asciuga le nostre lacrime, riempie il nostro cuore.

      Fa’, o Signore Gesù, che noi ti riconosciamo sulla via dei nostri desideri, che sappiamo aprire il cuore alla verità del tuo manifestarti a noi. Te lo chiediamo insieme con Maria, che ti ha riconosciuto fin dal tuo primo manifestarsi a lei, insieme con i santi dei nostri tempi, che hanno ascoltato la voce; con i martiri dei nostri tempi, con il beato Kolbe, con tutti coloro che hanno ascoltato la tua voce che parlava dentro e diceva: Fa’ qualcosa per il tuo fratello.

      Apri il nostro cuore perché anche noi viviamo questa esperienza nella semplicità. Tu che vivi e regni con il Padre e lo Spirito Santo nei secoli dei secoli. Amen.” (Carlo Maria Martini).

      Epperò, mi sono tornati in mente quei versi del Manzoni del NATALE 1833, l’incompiuta scritta poco dopo le morti successive dell’amata moglie Enrichetta Blondel e della primogenita Giulia, sposata da pochissimo con Massimo d’Azeglio. Il 1833 è un anno decisivo per Manzoni, sconvolto da queste intensissime esperienze di dolore che squarciano il corso della vita tranquilla e riservata che aveva condotto fino ad allora. Si dice che fino all’ultimo egli avesse pregato il Signore di salvare Enrichetta, ma non fu ascoltato. Ciò gli causò una grave crisi religiosa.

      Testimonianza di tale travaglio interiore sono i frammenti di una poesia lasciata incompiuta, dai cui versi traspare una mortale stanchezza e un inappagato desiderio di consolazione.

      Li riporto pensando a quella schiera immensa di persone provano lo stesso disagio perché “Progetti, gioie, affanni, ansie, delusioni, innamoramenti, estasi, amori condivisi, malattie, lutti… tutto il vissuto dell’uomo…” di cui lei parla nella sua lettera, non riescono a incrociare il “Vissuto di Dio”:

      SI’ CHE TU SEI TERRIBILE!
      Sì che in quei lini ascoso,
      in braccio a quella vergine,
      sovra quel sen pietoso,
      come da sopra i turbini 5
      regni, o fanciul severo!
      É fato il tuo pensiero,
      é legge il tuo vagir.

      Vedi le nostre lagrime,
      intendi i nostri gridi, 10
      il voler nostro interroghi
      e a tuo voler decidi;
      mentre a stornare il fulmine
      trepido il prego ascende,
      sorda la folgor scende 15
      dove tu vuoi ferir.

      Ma tu pur nasci a piangere;
      ma da quel cor ferito
      sorgerà pure un gemito,
      un prego inesaudito; 20
      e questa tua fra gli uomini
      unicamente amata,
      ……..
      …….

      Vezzi or ti fa: ti supplica 25
      suo pargolo, suo Dio;
      ti stringe al cor, che attonito
      va ripetendo: é mio!
      Un dì con altro palpito,
      un dì con altra fronte 30
      ti seguirà sul monte
      e ti vedrà morir.
      Onnipotente!

      Cecidere manus.

      A questo punto la mano non ha retto, la penna gli è caduta ed è rimasto in silenzio con i suoi pensieri e gli occhi persi nel vuoto…

      Fatebenefratelli vuol dire tante cose.
      Ma si comincia dal METTERSI IN ASCOLTO… VEDERE…
      Poi viene il FARSI CARICO…

      Buone feste!
      Angelo Nocent

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