Nella RSA S. Carlo Borromeo di Solbiate la presa in carico comincia dalla famiglia

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Un’assistenza che abbraccia e coinvolge l’intera famiglia dell’ospite: è il modello attuato dalla RSA San Carlo Borromeo di Solbiate (Como) che raccoglie la sfida dell’invecchiamento della popolazione e dello stress cui sono sottoposti i primi caregiver, cioè i famigliari degli anziani non autosufficienti. La RSA diretta da Paolo Magon dispone di 212 posti letto (21 per malati di Alzheimer e 8 dedicati alle cure intermedie), offre un’assistenza sanitaria ed infermieristica per 24 ore ed opera nel quadro del Servizio sociosanitario della Regione Lombardia. L’attenzione spirituale è coordinata dal Priore Fra Sergio Schiavon: da anni il gruppo Fatebenefratelli investe a livello nazionale sull’accompagnamento spirituale, interconfessionale e rispettoso del credo di ciascuno, e ha accumulato un’esperienza importante anche sotto quest’aspetto.
Le persone ospitate a Solbiate «ricevono programmi differenziati di cura in base alle patologie che presentano» precisa il direttore dell’Istituto Paolo Magon. La presa in carico inizia dalla famiglia, in quanto «oggi molte famiglie non sono in grado di garantire all’anziano non autosufficiente l’assistenza adeguata che è indispensabile per mantenere una buona qualità della vita. Allora diventa necessario il ricovero in struttura – commenta il direttore sanitario Maurizio Ferretto . Infatti, il servizio della RSA inizia quando neanche i familiari, con l’aiuto degli operatori dell’assistenza domiciliare, che pure è molto incentivata in Lombardia, riescono più ad affrontare e a dare risposte ai bisogni dell’anziano non autosufficiente. Tuttavia l’intervento della RSA non può comportare una completa sostituzione dei famigliari. Fin dall’inizio, a Solbiate abbiamo cura di coinvolgere le famiglie nelle nostre attività, sia per una questione di trasparenza e di costumer care, sia perchè uno strappo dall’ambiente degli affetti complicherebbe le condizioni di vita dell’anziano, soprattutto se infermo».
Quest’attenzione non è priva di ricadute sanitarie: «L’informazione e, ove possibile, il coinvolgimento delle famiglie ha anche importanti ricadute sulla riduzione della sofferenza dei famigliari, sulla qualità e condivisione delle scelte terapeutiche e soprattutto sul livello di comfort del malato stesso» dichiara Ferretto. Da oltre un anno opera in questa direzione uno psicologo che supporta le famiglie in questo delicato percorso da fare con e per i propri cari. Nel 2017 ha effettuato 30 colloqui individuali con famigliari e 53 incontri di gruppo, nell’ambito di un’attività comprensiva di 259 incontri, compresi quelli con il personale e i gruppi.

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