Le emergenze cambiano e la carità tiene il passo

UN’ INTERVISTA AL NOSTRO PADRE PROVINCIALE FRA MASSIMO VILLA

IMG_9165

“San Giovanni di Dio usava ripetere: “Abbiate sempre carità, perché dove c’è carità c’è Dio”: oggi qual è il luogo della carità per i Fatebenefratelli?

L’espressione del nostro fondatore che da sempre stimola l’attività caritativa della nostra Provincia Religiosa – risponde fra Massimo Villa, superiore della Provincia Lombardo Veneta dei Fatebenefratelli -, trova una traduzione concreta nell’attività istituzionale delle opere socio sanitarie e assistenziali, ma ci induce anche a cogliere i bisogni che di volta in volta la società esprime e, nel limite delle nostre possibilità, a creare delle risposte adeguate ai bisogni espressi. L’Asilo Notturno San Riccardo Pampuri di Brescia, ad esempio, dagli anni ottanta ad oggi è l’istituzione che, inserendosi nel “Villaggio della Carità”, si occupa degli ultimi, di coloro che vivono ai margine della società, dei senza fissa dimora italiani e stranieri. Non è casuale questo impegno: il fondatore dell’Ordine, nella Spagna del XVI secolo, prestava le sue cure a tutti i malati, ma particolarmente ai più poveri. Quest’attenzione per l’indigente è sempre stata viva nell’Ordine e ancora oggi facciamo la “carità” secondo il comando di San Giovanni di Dio che insegnava a “fare bene il bene che possiamo fare”, ovunque ve ne fosse la necessità.

Qual è l’origine dell’Asilo notturno?

Quest’istituzione nacque negli anni Ottanta da uno slancio caritativo: inizialmente i novizi e il loro maestro vollero rispondere ai bisogni di chi passava le notti in stazione, offrendo loro coperte e bevande calde per alleggerire il freddo della notte. Con il tempo, alcuni di quei senza fissa dimora accettarono di entrare in uno spazio adibito all’interno della struttura ospedaliera di via Pilastroni per avere un letto, un pasto caldo, la possibilità di una doccia e del cambio della biancheria, ma non solo. Con l’aiuto di molti volontari e degli obiettori di coscienza entrarono in un  programma di reinserimento sociale e lavorativo.

In altre parole, il “bene” veniva restituito?

Già allora, effettivamente, qualcuno degli ospiti dell’Asilo notturno, come avviene anche oggi, volendo “restituire” il bene ricevuto, divenne collaboratore dell’Asilo notturno a servizio di altri fratelli che vivono la triste realtà dell’emarginazione.  Nel 1981, anno della beatificazione, la struttura fu intitolata a Riccardo Pampuri e l’Asilo notturno iniziò la sua “ascesa caritativa”, collaborando con le altre istituzioni del territorio, a partire dalla Caritas, dalle parrocchie e dal Comune di Brescia, per creare la necessaria rete di interventi a favore di chi viveva realtà di povertà ed emarginazione. La struttura fu allora ristrutturata, si crearono docce e servizi che permettevano di dare sollievo anche a un numero superiore di ospiti, per quanto i posti letto restassero trenta.

Cosa successe quando la povertà cambiò colore della pelle?

Prima di quella fase ci furono gli anni Duemila, le prime ondate migratorie dall’Est europeo, che posero una diversa necessità di accoglienza, sempre più rivolta agli stranieri: l’Asilo notturno fu dedicato ad accogliere anche i minori, in un serrato lavoro di rete con le altre istituzioni territoriali, coordinato dalla Prefettura. Nel 2015 fu ampliato il padiglione San Giovanni Grande che si trova nel complesso di via Pilastroni e furono dedicati a quest’attività due reparti dell’ex ospedale S.Orsola. Le esigenze della città erano mutate e per questo i posti letto divennero 300, interamente dedicati a richiedenti asilo. Non mutò invece la volontà di accompagnare all’accoglienza il reinserimento sociale e la restituzione: oltre a mantenere in attività il centro, gli ospiti che lo desiderano partecipano a progetti promossi in collaborazione con il Comune di Brescia e altre associazioni cittadine.

Gli italiani non hanno avuto più bisogno della carità dei Fatebenefratelli?

Al contrario. A riprova del fatto che l’accoglienza viene prestata come una risposta ad un bisogno della società e che tale bisogno cambia di continuo, da un anno è stata creata sempre a Brescia, in uno spazio attiguo al centro di accoglienza per migranti, la “Locanda di San Giovanni di Dio”, per senza fissa dimora italiani, alcuni già impegnati in un programma di reinserimento sociale della Caritas. Parallelamente, sono nate mense per indigenti a Cernusco sul Naviglio, San Colombano al Lambro e San Maurizio Canavese, dove operiamo in ambito sociosanitario. La missione dei Fatebenefratelli è dunque la stessa di sempre: fate del bene, fratelli, perchè facendo del bene ai poveri lo farete a voi stessi… diceva San Giovanni di Dio. Oggi quest’accoglienza – che si rivolge di volta in volta allo straniero e all’italiano – è un modo di fare promozione umana nel rispetto delle leggi e contribuendo a uno sviluppo economico e sociale rispettoso della persona umana.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close