Umanizzazione della cure e dignità della persona: la Terapia Intensiva aperta, un grande esempio italiano presso il nostro Ospedale di Erba

39 case erba Terapia Intensiva aperta

Numerosi dati della letteratura scientifica suggeriscono che la liberalizzazione dell’accesso alla Terapia Intensiva per familiari e visitatori non solo non è in alcun modo pericolosa per i pazienti, ma è anzi benefica sia per le famiglie sia per il paziente riducendone in modo significativo le complicanze cardio-vascolari e gli indici ormonali di stress.
Il libero accesso ai reparti di Terapia Intensiva migliora la qualità del ricovero dei pazienti e facilita l’instaurarsi di un rapporto di fiducia tra la famiglia e i curanti.
Questi sono i motivi principali per cui tutta l’equipe della Terapia Intensiva e in particolare il gruppo operativo costituito dalla Coordinatrice Infermieristica Rosi Votta insieme agli infermieri Nadia Lanza, Angelo Urso, Cristina Croci, Elisa Biffi, Barbara Ciceri con i professionisti medici Alexia Magatti e Paola Caruso coordinati dal direttore dell’Unità Operativa Luca Guatteri hanno costituito presso il nostro ospedale Sacra Famiglia di Erba la Terapia Intensiva aperta.
Il percorso di “umanizzazione delle cure” intrapreso negli ultimi anni nelle coscienze degli operatori sanitari e dell’opinione pubblica in genere, interessa soprattutto quelle aree di cura all’interno degli ospedali, definite Aree Critiche. Racconta il direttore della Terapia intensiva. I pazienti che afferiscono a questi reparti sono i più gravi e spesso sono in condizione di non poter temporaneamente esprimere a parole le proprie paure ed ansie. Lo stesso si può certamente affermare, per i loro familiari e amici. Questi disordini psicologici ricadono all’interno di una sindrome definita “Sindrome post-traumatica da stress” (Post traumatic stress disorder PTSD).

Negli anni addietro si ritenevano queste aree di cura come dei luoghi inviolabili dai non addetti al lavoro. La presenza di familiari o amici dei pazienti era ritenuta addirittura dannosa per il maggior rischio di infezioni che sarebbero potute derivarne o dall’aumento del livello di stress indotto dalla presenza di persone care.

Le conoscenze attuali, confermate da studi scientifici Internazionali, ci dicono che è l’esatto opposto: la presenza costante e discreta di un familiare o di un amico, ha un effetto benefico riducendo gli “ormoni dello stress” ed è altrettanto noto da tempo che l’incidenza delle gravi infezioni contratte negli ospedali, non abbia nulla a che vedere con la presenza o meno dei visitatori.

Da qualche anno quindi si è fatto strada il concetto di Terapia Intensiva aperta. «La Terapia Intensiva “aperta” può essere definita come la struttura di cure intensive dove uno degli obiettivi dell’équipe è una razionale riduzione o abolizione di tutte le limitazioni non motivatamente necessarie poste a livello temporale, fisico e relazionale» afferma il dottor Sergio Livigni – Anestesia e Rianima- zione ospedale San Giovanni Bosco di Torino.

Un lungo processo di formazione ed informazione, ci ha portato a toccare con mano delle realtà ospedaliere in cui le Terapie Intensive erano “aperte”: abbiamo ascoltato le testimonianze dei colleghi che vi lavorano e quelle dei parenti dei pazienti ricoverati, abbiamo studiato il loro modello organizzativo e lo abbiamo adattato alla nostra realtà, abbiamo avuto il sostegno e l’appoggio incondizionato delle Direzione del nostro ospedale, nelle figure di fra Guido Zorzi, dell’ing. Paola Camponero e del dott. Enrico Cabrini.

Dallo scorso 8 marzo, Festa di San Giovanni di Dio, Santo Patrono dell’Ordine dei Fatebenefratelli che fece dell’accoglienza verso i malati, la propria missione di vita, la Terapia Intensiva dell’Ospedale “Sacra Famiglia di Erba”, è una Terapia Intensiva Aperta. Rispettando le poche regole necessarie a tutelare la salute e la privacy dei pazienti ricoverati, i familiari o amici dei pazienti ricoverati, possono stare loro accanto senza interruzione di orario, aiutandoli ad affrontare le ansie e le paure che derivano dal ricovero e aiutando noi componenti dell’equipe medico-infermieristica, a curare meglio i propri cari.

 

Luca Guatteri

(Articolo estratto dal Notiziario della Provincia Lombardo-Veneta dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio – Anno LXXXII – N. 2 Aprile/Giugno 2018 ISSN 0392 3592)

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