San Giovanni di Dio e il Natale

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Ho cercato se nelle lettere di San Giovanni di Dio ci fosse qualche riferimento al Natale. L’unica volta in cui si nomina questa festa è un’occasione del tutto marginale perché il Santo promette alla Duchessa di Sessa che se in buona salute, andrà a trovarla per Natale (III lettera alla Duchessa di Sessa, 5). Dunque, da questo brevissimo cenno non possiamo risalire a che cosa pensasse Giovanni di Dio di questa festa.

In seguito, mi è venuto in mente un episodio che, al di là di una verità storica difficile da ricostruire, può illuminare. Giovanni si è recato a Guadalupe, una tappa importante del suo cammino di conversione e di preparazione alla sua attività ospedaliera. Mentre prega davanti all’immagine della Vergine, questa gli porge il Bambino che ha in braccio perché Giovanni lo fasci.

È un’immagine dolcissima nella quale possiamo immaginare il fondatore dei Fatebenefratelli come fosse uno dei pastori che si è recato alla grotta per adorare il Bambino Gesù e in tutta risposta se lo vede affidare dalla Madre perché se ne prenda cura. Un compito semplice e al tempo stesso grandioso: prendersi cura di Dio fatto Bambino che cerca un posto nel mondo. In quel piccolo Giovanni di Dio avrà sicuramente visto i tanti poveri che avrebbe accudito nel tempo e ogni volta che ha curato un malato avrà certamente avuto dinanzi a se l’immagine di Maria che gli porge il Figlio da rivestire. Una missione, quella di San Giovanni di Dio, che continua ancora oggi.

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Un pensiero riguardo “San Giovanni di Dio e il Natale

  1. SAN GIOVANNI DI DIO TEOFANIA DELLA CARITA’

    La Chiesa ha posto Giovanni di Dio sul candelabro dei santi perché rifulga la sua luce a edificazione del Popolo di Dio. Secondo la fede Cattolica, l’uomo è la gloria di Dio. I resti mortali conservati nella Basilica di Granada dedicata al Santo Patriarca e che a pochi e dato di poterle venerare sul posto, sono poca cosa rispetto al fulgore che sprigionano le sue icone che si sono moltiplicate nei secoli.

    Nella sua persona trasformata e unita al divino, l’icona esprime la divina glorificazione e perciò rende gloria Dio. Essa rivela ai nostri occhi il suo percorso, la mutazione dopo l’incontro con Cristo, dalla mediocrità alla pienezza, dalla natura umana alla vita divina, fino a rappresentare la gloria di Dio: Mirabilis Deus in sanctis suis. E’ la divinizzazione di cui parla Atanasio il Grande: “Lui (Dio) divenne uomo perché noi diventassimo divini”.

    Vengo all’articolo. Che Giovanni di Dio nei suoi scritti parli o no del Natale è relativo perché il Natale è quotidianamente sulle sue labbra e non perde occasione per contagiare quanti più riesce. Alla Duchessa di Sessa, sua grande benefattrice, scrive: “Quando andate a letto, buona duchessa, segnatevi con il segno della Croce e confermatevi nella fede recitando il Credo, il Pater noster, l’Ave Maria e la Salve Regina, che sono le quattro preghiere che ordina di recitare la santa Madre Chiesa, e ordinate che le recitino le vostre damigelle e le vostre domestiche, come credo che sempre comandiate che le recitino perché, quando sono stato da voi, le ho sentite recitare la dottrina cristiana”.
    CREDO: “Si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo”;
    PATER: Gesù, Verbo incarnato, rivelatore del Padre;
    AVE MARIA: qui c’è il richiamo biblico al Natale per eccellenza: “…Rallegrati, Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il Bambino che avrai”.
    SALVE REGINA: “…E mostraci, dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo grembo, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria”.

    Ma, a ben guardare, dopo la conversione, la sua vita è per i suoi contemporanei, fino a noi, una teofania, ossia una manifestazione visibile, tangibile del del Divino: il Dio misericordioso che lo abita, si rivela nei suoi gesti che vanno oltre la cortesia e la filantropia. Per grazia, i suoi occhi scorgono nei volti, il Volto. La liturgia parla di un fuoco che gli arde dentro, capace di rischiarare le tenebre degli sventurati che incontra sul suo cammino e perfino di sfidare le fiamme di un ospedale che brucia: il Regio di Granada.

    Giovanni di Dio ha pronunciato il suo SI’ all’annuncio dell’inviato speciale: “Granada sarà la tua croce”. Ormai è discepolo del Divino Samaritano che si è caricato sulle spalle l’immenso dolore del mondo facendosi prossimo all’umanità defraudata e derelitta,

    E’ il miracolo dell’incontro con Gesù, il Verbo Incarnato, Figlio unigenito del Padre, il Signore crocifisso e risorto, a renderlo nei secoli teofania crocifissa.

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