Salvare l’Uomo “intero”, «in spirito, anima e corpo»

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Di seguito alcuni passaggi tratti da una più ampia riflessione di Fra Pierluigi Marchesi sul tema dell’Umanizzazione delle cure[1].

Una tematica molto attuale che Marchesi, già nei primi anni ottanta, poneva al centro delle riflessioni dell’Ordine. L’Umanizzazione dell’ospedale, valore centrale del nostro Ente, ci richiama a costruire ogni giorno un’alleanza con l’uomo che soffre, un atto dovuto al malato di oggi.

“Considerando che il mondo sta vivendo un momento importante della sua storia, i cui valori fondamentali della persona sono ad un tempo rivendicati ed infranti, noi assumiamo l’impegno preciso, espressione concreta del carisma dell’Ordine, di difendere e promuovere senza indugio il rispetto della dignità umana”

 “Noi che crediamo nel mistero, che crediamo in Dio per fede e non per adesione conformistica o ritualistica, dobbiamo ammettere che il nostro servizio per amore del Prossimo proviene dal nostro essere cristiani in senso pieno. Ora, sulle tracce del nostro Fondatore, il nostro Prossimo sono direttamente e prioritariamente gli uomini che soffrono. Il vincolo di sangue tra noi e il malato è ciò che io chiamo Umanizzazione. La Chiesa ci incoraggia affinchè le nostre opere ed attività continuino a dimostrarsi luoghi privilegiati di evangelizzazione, di testimonianza della carità autentica e di promozione umana. Ciò che ci muove è la consapevolezza che il bisogno fondamentale dell’uomo è quello di essere riconosciuto come persona degna per sé stessa, degna cioè di ricevere attenzione, premura e amore aldilà delle differenza di cultura, di istituzione, di classe sociale, religione o razza. Ci siamo assunti il compito di aiutare l’uomo più debole e di continuare in tal modo l’attività di partecipazione alla sua creazione, al suo divenire «persona vivens»”.

 “Dobbiamo scoprire che la nostra vocazione di ospedalieri è una chiamata di Dio ad annunziare all’uomo che la sua vita ha un significato, che la sua persona è stata collocata da Dio stesso al centro della storia del mondo, della storia della salvezza. Alla fine di queste semplici considerazioni la nostra vocazione di Fatebenefratelli ci costituisce collaboratori di Dio nel processo di umanizzazione. Questa è la vocazione che riceve non solamente ciascun religioso, ma ciascun credente, ciascun uomo.”

 

[1] P. Pierluigi Marchesi, Rinnovarsi per umanizzare, Centro stampa Fatebenefratelli, 1981

Un pensiero riguardo “Salvare l’Uomo “intero”, «in spirito, anima e corpo»

  1. .
    L’INNO ALLA CARITA’
    (1Corinzi 13,1-13)

    Paolo compone il più bel trattato dell’amore del N.T.: l’inno alla carità. Con la forza dolce della sua prosa, l’apostolo mette in luce il primato della carità sulle virtù umane e cristiane (vv 1-3):
    – cultura e doti mistiche;
    – gli stessi tre doni, come la profezia, la scienza, la fede che trasporta anche le montagne;
    – perfino lo spogliarsi dei propri beni e l’eroismo di chi sacrifica la vita del corpo;
    – tutto ciò, senza la carità, è decisamente vuoto, rimbombo, vano spettacolo.

    L’inno è simile a un fiore i cui petali sono altrettante qualità dell’amore: magnanimità, bontà, umiltà, disinteresse, generosità, rispetto, benignità, perdono, giustizia, verità, tolleranza, costanza… E il corteo delle virtù che accompagnano l’amore.

    1 Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli,
    ma non avessi la carità,
    sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.

    2 E se avessi il dono della profezia
    e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza,
    e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne,
    ma non avessi la carità,
    non sono nulla.

    3 E se anche distribuissi tutte le mie sostanze
    e dessi il mio corpo per esser bruciato,
    ma non avessi la carità,
    niente mi giova.

    4 La carità è paziente,
    è benigna la carità;

    non è invidiosa la carità, non si vanta,
    non si gonfia,

    5 non manca di rispetto,
    non cerca il suo interesse, non si adira,
    non tiene conto del male ricevuto,

    6 non gode dell’ingiustizia,
    ma si compiace della verità.

    7 Tutto copre, tutto crede,
    tutto spera, tutto sopporta.

    8 La carità non avrà mai fine.

    Le profezie scompariranno;
    il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà.

    9 La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia.

    10 Ma quando verrà ciò che è perfetto,
    quello che è imperfetto scomparirà.

    11 Quand’ero bambino, parlavo da bambino,
    pensavo da bambino, ragionavo da bambino.
    Ma, divenuto uomo,
    ciò che era da bambino l’ho abbandonato.

    12 Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa;
    ma allora vedremo a faccia a faccia.
    Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente,
    come anch’io sono conosciuto.

    13 Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità;

    ma di tutte più grande è la carità!

    Ubi caritas est vera, Deus ibi est.

    “Dio è amore”
    e “chiunque ama
    è nato da Dio e conosce Dio”

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