Chiamata all’Ospitalità (part. 1^)

“SAMARITANI DELLA SPERANZA”

La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!” (Mt 9, 37)

L’annuncio della Buona Novella di Gesù che porta al mondo la salvezza è legato indissolubilmente alla missione, come risulta evidente dai Vangeli. Gesù non distingue la chiamata dei suoi discepoli dalla missione, infatti la loro principale fisionomia è quella di essere continuatori della Missione del Maestro.

Gesù stesso annuncia una sproporzione, una eccedenza tra la messe e le nostre possibilità nel darle una risposta (Mt 9, 37). Certamente ciò è utile anche a noi oggi per capire e collocare nella giusta dimensione il problema delle vocazioni nel momento che stiamo attraversando, segnato da una estrema complessità e da rapidi cambiamenti. In un certo senso, frena le nostre interpretazioni negative su due versanti: da una parte l’eccessivo pessimismo legato alla cronica mancanza di persone che sono disposte ad impegnarsi nella sequela di Gesù, e dall’altra parte quell’atteggiamento interiore che ci spinge a dire che non potremo mai rispondere pienamente alle esigenze dei tempi, per cui tanto vale accontentarsi di ciò che abbiamo.

Lo Spirito Santo non cessa mai di chiamare i figli della Chiesa a farsi annunciatori del messaggio di salvezza in ogni parte del mondo, e a testimoniare la verità del Vangelo che salva, nella vita coniugale e professionale, nella cultura e nei rapporti umani e lavorativi, in una parola in ogni ambito della vita umana dove ciascuno, secondo il dono e la missione ricevuti, è chiamato a contribuire a questo progetto di Dio. L’Annuncio è certamente un compito assai difficile in una società che è segnata profondamente dall’indifferenza verso i valori religiosi e ciò fa sì che la pastorale vocazionale costituisca un ministero molto delicato.

In questo quadro, con tutte le sue problematiche si inserisce il nostro Ordine Ospedaliero che ha colto la pastorale vocazionale come una sfida, che però dobbiamo vivere serenamente testimoniando la bellezza della sequela di Gesù nell’ospitalità sullo stile di San Giovanni di Dio, con impegno e passione, in modo da renderla contagiosa: una vocazione che è capace di generare altre vocazioni. Dobbiamo essere “samaritani della speranza” per le persone con le quali condividiamo l’impegno del nostro cammino nell’ospitalità.

In questa direzione ultimi Capitoli Generali, ci hanno dato un contributo significativo e un orientamento che dovrebbe guidare la nostra riflessione, cioè partendo dalla visione dell’Ordine come Famiglia di San Giovanni di Dio, dove i confratelli e i collaboratori insieme portano avanti l’impegno di perpetrare nel tempo l’opera di San Giovanni di Dio. Ciò richiede da noi di incorporare nella pastorale vocazionale la promozione della vocazione cristiana all’ospitalità, sia nella vita consacrata, sia in quella laicale, dove i nostri Collaboratori sono una fonte nuova di rinnovamento per la nostra pastorale vocazionale.

Di fronte alla messe del Regno di Dio, cui la nostra ospitalità juandediana è chiamata a evangelizzare, gli “operai” sono e saranno sempre pochi, come un piccolo gregge, ma per una grande missione. Ciò ci ripete una verità fondamentale: che la vocazione è iniziativa e dono di Dio.

(continua)

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