Il nostro fondatore: San Giovanni di Dio

giovanni-di-dio-1_2099334

Juan Ciudad (è il vero nome di San Giovanni di Dio) nacque a Montemor-o-Novo (Portogallo), nel 1495. All’età di 8 anni, assieme a un chierico si allontanò dalla casa paterna e giunse in Spagna, dove ad Oropesa (Toledo) fu accolto dalla famiglia di Francisco Cid, detto “el Mayoral”.

 Ad Oropesa trascorse gran parte della sua vita. Quella del Mayoral era una famiglia che allevava bestiame, e fino ai vent’anni Juan si dedicò alla pastorizia. Era apprezzato da tutti. Si pensa che in questo tempo andò maturando in lui il vero significato della vita, sperimentando le vicissitudini proprie dell’adolescenza, della gioventù e della maturità.

 In due occasioni lasciò Oropesa per partecipare, come soldato, alla guerra: la prima volta a Fuenterrabía, nei Pirenei, vicino alla frontiera con la Francia, dove però non gli andò molto bene: tornò a Oropesa prostrato nel fisico e nel morale. La seconda volta si recò a Vienna, in Austria, per combattere contro i Turchi. Non tornò più a Oropesa.

 Tornando da Vienna, arrivò in Spagna attraverso la Galizia, e fece ritorno al paese nativo, dove non incontrò quasi nessuno delle persone che conosceva. Avvertiva già una grande chiamata a seguire Gesù Cristo dedicandosi ai poveri e ai malati. Dopo aver lasciato Montemor-o-Novo, si recò in diversi luoghi, sempre alla ricerca di ciò che il Signore voleva da lui: Siviglia, Ceuta (Marocco), Gibilterra e per finire Granada, dove si stabilì come venditore di libri, soprattutto testi religiosi e di genere cavalleresco.

 Le biografie riportano che nel 1537, dopo aver ascoltato una predica di San Giovanni d’Avila al Romitorio dei Martiri, sentì dentro di sé una trasformazione, attraversò una grande crisi di fede e, percorrendo la strada gridando e rotolandosi a terra, distrusse la sua libreria e continuò per diversi giorni a tenere questo comportamento, sino al punto in cui venne preso per pazzo e rinchiuso nell’Ospedale Reale di Granada, da dove uscì qualche mese dopo completamente rasserenato, in pace con se stesso e disposto a seguire il Signore dedicando la propria vita al prossimo.

 Dopo essersi posto sotto la guida di San Giovanni d’Avila, si recò in pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Guadalupe, al ritorno passò per Baeza dove rimase per un po’ col Maestro quindi, tornando a Granada, diede inizio alla sua opera, accorrendo in aiuto dei poveri malati e dei bisognosi.

 Incominciò da zero. La città pensava che fosse un’altra pazzia, ma poco a poco le persone arrivarono a comprendere quanta saggezza ci fosse in lui. Lavorava, chiedeva l’elemosina, raccoglieva i poveri per la strada, e dopo un primo periodo in cui era solo, si unirono a lui altre persone, volontari e benefattori. Il suo modo di chiedere la carità era molto originale: “Fate del bene a voi stessi! Fate bene, fratelli!”.

 Fondò il suo primo ospedale, la casa di Dio, dove tutti potevano trovare ospitalità. Assieme ai primi compagni, organizzò l’assistenza secondo le esigenze di quelli che considerava i ‘suoi’ poveri. L’Arcivescovo di Granada gli cambiò il nome in Giovanni di Dio. Si adoperò molto anche nei confronti delle prostitute, cercando di farle ravvedere e cambiare stile di vita, aiutandole poi a reinserirsi nella società.

Morì nell’anno 1550 con grande fama di santità.

Annunci

5 pensieri riguardo “Il nostro fondatore: San Giovanni di Dio

  1. GIOVANNI DI DIO IN OTTANTA STROFE

    1
    Cristo, sorgente della nostra gioia,
    nel sacro tempio oggi convocati,
    Leviamo il canto di riconoscenza:
    Grazie, Signore!
    2
    Tutta la Chiesa celebra nel mondo
    La liturgia di un anniversario:
    Giovanni, il santo, l’uomo di Granada,
    (opp. Giovanni, il santo nostro fondatore)
    E’ nella gloria.
    3
    E’ fondamento: serve a ricordare
    Che questa vigna appartiene a Dio,
    A Lui soltanto.
    4
    Quando, bambino, abbandona il nido,
    parte con sogni maturati in casa:
    terre lontane, luoghi sconosciuti…
    Brama avventure.
    5
    Gl’occhi innocenti bevono i dintorni:
    Lunghe vallate, fiumi, colli, monti,
    Boschi odorosi e, più in là, la Spagna,
    Meta, destino.
    6
    Ad Oropesa, orfano per scelta,
    Trova famiglia molto generosa;
    Studia quel poco, cresce lavorando,
    Sorveglia greggi.
    7
    Ma qui c’è un uomo, Don Francisco Alvarez,
    Conte virtuoso, duca patriota,
     Che fa per Dio spese consistenti
    Nel testamento.
    8
    Ordina e vuole, presso il suo palazzo,
    Un edificio per l’accettazione
    Di pellegrini, poveri e malati,
    Piaghe di Cristo.
    9
    Giovanni osserva, fissa nella mente
    L’iniziativa senza precedenti.
    La gente apprezza, benedice il ricco
    Che condivide.
    10
    Cresce il ragazzo, sogna l’avventura.
    Non ha ben chiaro cosa vuole fare.
    Si guarda in giro, vede solo terre
    Da coltivare.
    11
    Fattosi uomo, vaglia la proposta
    Di Mayorallo che lo vuole sposo
    Della sua figlia, molto consenziente.
    Non si convince.
    12
    Sente nei piedi come ribollire
    La nostalgia di una vita nuova.
    Perciò si arruola nella fanteria.
    Parte soldato.
    13
    Sceglie una truppa di professionisti,
    L’ambiente è forte, sembra il posto giusto,
    Ma non è vero.
    14
    Dio lo spinge su diverso fronte.
    Senza le briglie, guida una giumenta;
    La bestia sbanda e lo sbatte al suolo.
    E’ semimorto.
    15
    Caduta insulsa, priva d’eroismo.
    Come un insetto, misera prodezza,
    Sviene sui sassi e per ore giace.
    Non c’è nessuno.
    16
    Dopo l’impatto, senza conseguenze,
    E’ destinato a montare in guardia.
    Perde un bottino molto consistente:
     Vesti e gioielli.
    17
    Imprigionato come traditore,
    Attende il giorno dell’impiccagione.
    Viene graziato, ma cacciato via.
    Sogna Oropesa.
    18
    Raggiunge casa, sosta sulla porta.
    Viene ad aprire lei, la Mayorallo.
    L’abbraccia, piange, vive una speranza.
    Solo per poco.
    19
    Torna all’ovile, come uno sconfitto,
    Per pascolare nuovamente il gregge.
    Sposarsi ora? No, non se la sente.
    Rifiuta ancora.
    20
    La guerra santa, nobile crociata,
    Muove i cristiani dell’Europa intera.
    Corre all’appello.
    Meta: Siviglia.
    20
    La guerra santa, nobile crociata,
    Muove i cristiani dell’Europa intera.
    Corre all’appello.
    22
    Come campare? Solito mestiere:
    Portare pesi, adattarsi a tutto.
    Sta qui per poco: l’Africa lo chiama.
    Piega su Ceuta.
    23
    La piazzaforte è del Portogallo.
    La guarnigione rischia di subire
    L’urto dei turchi, sempre più pressante.
    Chiede rinforzi.
    24
    Contro le mire dei conquistatori
    Vengono erette fortificazioni.
     Cercano gente per fatiche immani.
    Vengono in tanti.
    25
    Molti gl’illusi, miseri i salari.
    I malviventi sono una legione.
    La disciplina regna con la sferza
    E punizioni.
    26
    Fuggono in molti dall’inferno atroce.
    Meglio coi mori ed apostatare.
    Anche Giovanni paga il contributo
    Dell’illusione.
    27
    Disoccupato per il fallimento
    Dell’ Almeyda che non può pagare,
     Sgobba e si assume l’oneroso peso
    Della famiglia.
    28
    Per il padrone senza più risorse,
    spacca le pietre, svende i suoi cappotti,
    Lavora sodo e col suo salario
    Mangiano tutti.
    29
    Vede abiurare, prova compassione.
    Sente un’ impulso, quello missionario.
    Ma lo dissuade frate francescano
    Cui si confessa.
    30
    Degli Almeyda, dopo malattia,
    Nessuna traccia, più nessun contatto.
    Resta in miseria, mani sanguinanti
    E molta pena.
    31
    Inquieto il cuore, si fa presto strada
    La nostalgia di tornare in Spagna.
    S’imbarca e salpa verso Gibilterra.
    Terra promessa.
    32
    Viene raggiunta dopo una burrasca.
    Cerca lavoro, s’offre manovale.
    Risparmia ed apre piccolo commercio
     Di libri usati.
    33
    Lui, portoghese, molto convincente,
    Ha del talento, quindi sopravvive.
    Ma il corpo stanco, chiede di fermarsi
    E si ribella.
    34
    Se i libri vanno, il fardello pesa.
    Costa fatica fare l’ambulante
    Con l’ intemperie, sotto il solleone.
    Vuole fermarsi.
    35
    Sogna Granada, viva, seducente,
    I dolci poggi che le fan corona.
    Le sue fontane, gl’oleandri in fiore,
    Diciotto porte.
    36
    Duecentomila sono i residenti,
    Fermenta il nuovo, grandi gl’orizzonti.
    Vuole tornarci e si mette in viaggio
    Per dimorarvi.
    37
    Vive ed agisce come un ispirato.
    L’idea di Dio muove prepotente.
    38
    Libri e pensieri vagano con lui,
    E si convince che la scelta è giusta.
    Ma non ha casa.
    39
    Non sa spiegarsi come il cuore inquieto
    Abbia trovato una serena calma.
    Respira a fondo, dorme sonni interi,
    Parla con Dio.
    40
    Cerca bottega. Trova uno stanzino
    Per pochi sodi, proprio a Porta Elvira.
    Che meraviglia stendere la merce,
    41
    Questa cometa che ha girato il mondo,
    Assaporando tante delusioni,
    Deve affrontare provvida tempesta
    Di Vento e Fuoco.
    42
    L’Eremo è in festa per San Sebastiano
    E lui, Giovanni, sente di aggregarsi.
    Segue la folla, va alla funzione
    43
    Come trainato.
     Uomo di Dio, santo e timorato.
    Commuove sempre, scava nel profondo
    Ogni coscienza.
    44
    Giovanni ascolta, scorre la sua vita.
    Sente il bisogno di riparazione.
    S’apre alla Grazia che gli tocca il cuore.
    Esce sconvolto.
    45
    “Séguimi, vai…”, sembra che gli dica
    Come una voce, lì nel più profondo.
    Spalanca gl’occhi e si rende conto
    Che Dio gli parla.
    46
    No, non sospetta cosa può volere
    Da lui la Forza che gli fa pressione,
    E’ Pentecoste.
    47
    Dagl’occhi rossi sgorga una fontana:
    Lacrime calde, limpide, salate,
    Dolenti e dolci, sulle accese guance,
    Copiosamente.
    48
    Esce di chiesa, si fa grido, pianto;
    “Misericordia!”, supplica a gran voce,
    Si getta a terra, voltola nel fango.
    Preso è per pazzo.
    49
    Sola follia, Cristo Crocifisso!
    E lui,Giovanni, fissa il suo Maestro,
     E non gl’ importa d’essere capito,
    Quanto seguirlo.
     50
    Cosa lo attende? L’Ospedale Regio,
    Settore a parte, quello dei dementi.
    E lì matura, nell’isolamento,
    Il suo destino.
    51
    Osserva attento questo triste ambiente
    Fatto d’infermi senza la ragione.
    Nelle pupille fissa i loro volti,
    Nel cuore i nomi.
    52
    Quando, dimesso, passa a Guadalupe,
    Alla Madonna chiede, come a Cana,
    D’intervenire nella situazione
    Senza futuro.
    53
    Torna a Granada per donare tutto.
    Ha solo un corpo, cosa può valere?
    Meno di nulla o, forse, più dell’oro,
    Se c’è la fede.
     54
    Comincia il freddo. Vaga a mani vuote.
    Non ha denaro, privo d’una casa,
    Tagli la legna, vende e condivide
    Coi mendicanti.
    55
    La terra è pronta. Il Seminatore
    Conta sul campo lavorato a lungo.
    Ora Giovanni, sceso nella tomba,
    Può germogliare.
    55
    Una saetta gli balena in mente:
    Cercare ai ricchi per poter donare
    A chi non osa, nella sua indigenza,
    Alzare il capo.
     56
    Va dai Venegas, mori convertiti.
    “Cuore comandi”, legge sul portale.
    Sale le scale, bussa, viene accolto.
    E lì pernotta.
    57
    Poi, l’indomani e per qualche giorno,
    Esce e ritorna sempre in compagnia:
    Solita legna, nuovo mendicante
    Da sistemare.
    58
    Chiede, intercedeper il forestiero.
    Vitto ed alloggio viene assicurato.
    Nel gran cortile stende pagliericci:
    La prima pietra.
    59
    Non può durare tale situazione.
    Prende in affitto una palazzina,
    Sempre contando sui benefattori
    Che Dio gli manda.
     60
    Nasce l’audace opera geniale,
    Semplicemente, nell’insicurezza.
    Curare i corpi e badare al cuore:
    Ecco la meta!
    61
    Magro e giallastro, sempre malvestito,
    Grida di notte lungo le contrade:
    “ Fate del bene! Fatelo, fratelli!
    E’ per voi stessi!” 
     62
    Ha nelle mani grossi pentoloni
    E sulle spalle una rude sporta.
    Pane ed avanzi calano dall’alto.
    Qualche denaro.
    63
    Corpi piagati, soli, mendicanti,
    Menti malate, donne prostitute,
    Orfani, madri, vecchi, sventurati,
    Tutti raccoglie.
    64
    Cuoce, riscalda, lava le scodelle,
    Trasporta l’acqua, pratica il bucato,
    Cura gl’infermi, veglia i moribondi,
    Tutto da solo.
    65
    Cresce l’aiuto, prende nuovo slancio:
    Paga infermieri, compra le coperte,
    Nuove lenzuola, letti, biancheria…
    Questo straccione.
    66
    Giunge notizia nelle alte sfere.
    Don Sebastiano, vescovo di Tuy,
    Scopre nell’uomo palpiti di Dio:
    Gli cambia il nome.
    67
    Poi suggerisce decorosa veste
    Per conferire dignità sacrale
    All’assistenza dei ricoverati.
    E lui accetta.
    68
    Storpi, lebbrosi, monchi, muti, pazzi,
    Tignosi, vecchi, soli, pellegrini,
    Donne di vita, vedove, bambini…
    La sua famiglia.

    69
    Come infermiere, medico, accattone.
    Ascolta, prega, porta una speranza
    Ad ogni letto.
     70
    Schiavo di Dio, sempre indebitato,
    Confida in Cristo che provvede a tutto.
    Ha spese enormi, crescono i malati,
    Ma non si ferma.
    71
    Divampa il fuoco presso l’ Ospedale,
    Il Regio brucia, chiamano Giovanni.
    Lui lo conosce meglio delle tasche.
    Entra da solo.
    72
    Prende i malati come le fascine:
    Due per mano, uno sulla schiena.
    Chiude la bocca, passa tra le fiamme,
    Esce di corsa.
    73
    Poi torna dentro, carica di nuovo,
    scappa tra il fumo, corre per le scale.
    Vince l’incendio con un altro Fuoco:
    Usa l’amore.
    74
    Pensa all’inverno, al riscaldamento.
    Vuol fare legna nel torrente in piena.
    Cade malato dopo lo strapazzo.
    Cede la quercia.
    75
    La fiamma smorza, crolla l’organismo,
    La febbre avanza, l’anima si stacca.
    Finisce i giorni come una candela.
    Perde zavorra.
    Sollievo immenso il Vescovo gli reca
    Quando si accolla i debiti rimasti.
    Tolto il pensiero, Viatico richiede.
    E’ giusto l’alba.
    77
    Cala il silenzio, tacciono le voci.
    Con gl’occhi vuoti, come una scultura,
    Scende dal letto, si prepara al passo
    Solo con Dio.
    78
    Muore in ginocchio, lì, sul pavimento,
    Come inchiodato, duro come il marmo,
    L’aspra casacca, stretto al Crocifisso…
    Radiosa Pasqua.
    79
    Dietro la bara, tutta in processione,
    Piange Granada, mesta, silenziosa,
    L’uomo di Dio, pazzo per amore.
    Servo di tutti.
    80
    Il resto è storia che perdura ancora,
    Sogno che abbraccia cinque Continenti.
    Amore antico, mezzi sempre nuovi.
    Cuore di Dio. Amen.

    CRISTO, SORGENTE DELLA NOSTRA GIOIA
    Di Angelo Nocent

    Biografia del Santo in versi ritmici eseguibili sull’aria gregoriana dell’“Iste confessor Domini colentes” ma anche recitabile, preferibilmente a cori alterni.
    Durante la Novena il testo può essere giornalmente frazionato.

    Mi piace

  2. GIOVANNI DI DIO IN OTTANTA STROFE

    1
    Cristo, sorgente della nostra gioia,
    nel sacro tempio oggi convocati,
    Leviamo il canto di riconoscenza:
    Grazie, Signore!
    2
    Tutta la Chiesa celebra nel mondo
    La liturgia di un anniversario:
    Giovanni, il santo, l’uomo di Granada,
    (opp. Giovanni, il santo nostro fondatore)
    E’ nella gloria.
    3
    E’ fondamento: serve a ricordare
    Che questa vigna appartiene a Dio,
    A Lui soltanto.
    4
    Quando, bambino, abbandona il nido,
    parte con sogni maturati in casa:
    terre lontane, luoghi sconosciuti…
    Brama avventure.
    5
    Gl’occhi innocenti bevono i dintorni:
    Lunghe vallate, fiumi, colli, monti,
    Boschi odorosi e, più in là, la Spagna,
    Meta, destino.
    6
    Ad Oropesa, orfano per scelta,
    Trova famiglia molto generosa;
    Studia quel poco, cresce lavorando,
    Sorveglia greggi.
    7
    Ma qui c’è un uomo, Don Francisco Alvarez,
    Conte virtuoso, duca patriota,
     Che fa per Dio spese consistenti
    Nel testamento.
    8
    Ordina e vuole, presso il suo palazzo,
    Un edificio per l’accettazione
    Di pellegrini, poveri e malati,
    Piaghe di Cristo.
    9
    Giovanni osserva, fissa nella mente
    L’iniziativa senza precedenti.
    La gente apprezza, benedice il ricco
    Che condivide.
    10
    Cresce il ragazzo, sogna l’avventura.
    Non ha ben chiaro cosa vuole fare.
    Si guarda in giro, vede solo terre
    Da coltivare.
    11
    Fattosi uomo, vaglia la proposta
    Di Mayorallo che lo vuole sposo
    Della sua figlia, molto consenziente.
    Non si convince.
    12
    Sente nei piedi come ribollire
    La nostalgia di una vita nuova.
    Perciò si arruola nella fanteria.
    Parte soldato.
    13
    Sceglie una truppa di professionisti,
    Vero mestiere, cambio radicale,
    L’ambiente è forte, sembra il posto giusto,
    Ma non è vero.
    14
    Dio lo spinge su diverso fronte.
    Senza le briglie, guida una giumenta;
    La bestia sbanda e lo sbatte al suolo.
    E’ semimorto.
    15
    Caduta insulsa, priva d’eroismo.
    Come un insetto, misera prodezza,
    Sviene sui sassi e per ore giace.
    Non c’è nessuno.
    16
    Dopo l’impatto, senza conseguenze,
    E’ destinato a montare in guardia.
    Perde un bottino molto consistente:
     Vesti e gioielli.
    17
    Imprigionato come traditore,
    Attende il giorno dell’impiccagione.
    Viene graziato, ma cacciato via.
    Sogna Oropesa.
    18
    Raggiunge casa, sosta sulla porta.
    Viene ad aprire lei, la Mayorallo.
    L’abbraccia, piange, vive una speranza.
    Solo per poco.
    19
    Torna all’ovile, come uno sconfitto,
    Per pascolare nuovamente il gregge.
    Sposarsi ora? No, non se la sente.
    Rifiuta ancora.
    20
    La guerra santa, nobile crociata,
    Muove i cristiani dell’Europa intera.
    Corre all’appello.
    Meta: Siviglia.
    20
    La guerra santa, nobile crociata,
    Muove i cristiani dell’Europa intera.
    Corre all’appello.
    22
    Come campare? Solito mestiere:
    Portare pesi, adattarsi a tutto.
    Sta qui per poco: l’Africa lo chiama.
    Piega su Ceuta.
    23
    La piazzaforte è del Portogallo.
    La guarnigione rischia di subire
    L’urto dei turchi, sempre più pressante.
    Chiede rinforzi.
    24
    Contro le mire dei conquistatori
    Vengono erette fortificazioni.
     Cercano gente per fatiche immani.
    Vengono in tanti.
    25
    Molti gl’illusi, miseri i salari.
    I malviventi sono una legione.
    La disciplina regna con la sferza
    E punizioni.
    26
    Fuggono in molti dall’inferno atroce.
    Meglio coi mori ed apostatare.
    Anche Giovanni paga il contributo
    Dell’illusione.
    27
    Disoccupato per il fallimento
    Dell’ Almeyda che non può pagare,
     Sgobba e si assume l’oneroso peso
    Della famiglia.
    28
    Per il padrone senza più risorse,
    spacca le pietre, svende i suoi cappotti,
    Lavora sodo e col suo salario
    Mangiano tutti.
    29
    Vede abiurare, prova compassione.
    Sente un’ impulso, quello missionario.
    Ma lo dissuade frate francescano
    Cui si confessa.
    30
    Degli Almeyda, dopo malattia,
    Nessuna traccia, più nessun contatto.
    Resta in miseria, mani sanguinanti
    E molta pena.
    31
    Inquieto il cuore, si fa presto strada
    La nostalgia di tornare in Spagna.
    S’imbarca e salpa verso Gibilterra.
    Terra promessa.
    32
    Viene raggiunta dopo una burrasca.
    Cerca lavoro, s’offre manovale.
    Risparmia ed apre piccolo commercio
     Di libri usati.
    33
    Lui, portoghese, molto convincente,
    Ha del talento, quindi sopravvive.
    Ma il corpo stanco, chiede di fermarsi
    E si ribella.
    34
    Se i libri vanno, il fardello pesa.
    Costa fatica fare l’ambulante
    Con l’ intemperie, sotto il solleone.
    Vuole fermarsi.
    35
    Sogna Granada, viva, seducente,
    I dolci poggi che le fan corona.
    Le sue fontane, gl’oleandri in fiore,
    Diciotto porte.
    36
    Duecentomila sono i residenti,
    Fermenta il nuovo, grandi gl’orizzonti.
    Vuole tornarci e si mette in viaggio
    Per dimorarvi.
    37
    Vive ed agisce come un ispirato.
    L’idea di Dio muove prepotente.
    38
    Libri e pensieri vagano con lui,
    E si convince che la scelta è giusta.
    Ma non ha casa.
    39
    Non sa spiegarsi come il cuore inquieto
    Abbia trovato una serena calma.
    Respira a fondo, dorme sonni interi,
    Parla con Dio.
    40
    Cerca bottega. Trova uno stanzino
    Per pochi sodi, proprio a Porta Elvira.
    Che meraviglia stendere la merce,
    41
    Questa cometa che ha girato il mondo,
    Assaporando tante delusioni,
    Deve affrontare provvida tempesta
    Di Vento e Fuoco.
    42
    L’Eremo è in festa per San Sebastiano
    E lui, Giovanni, sente di aggregarsi.
    Segue la folla, va alla funzione
    43
    Come trainato.
     Uomo di Dio, santo e timorato.
    Commuove sempre, scava nel profondo
    Ogni coscienza.
    44
    Giovanni ascolta, scorre la sua vita.
    Sente il bisogno di riparazione.
    S’apre alla Grazia che gli tocca il cuore.
    Esce sconvolto.
    45
    “Séguimi, vai…”, sembra che gli dica
    Come una voce, lì nel più profondo.
    Spalanca gl’occhi e si rende conto
    Che Dio gli parla.
    46
    No, non sospetta cosa può volere
    Da lui la Forza che gli fa pressione,
    E’ Pentecoste.
    47
    Dagl’occhi rossi sgorga una fontana:
    Lacrime calde, limpide, salate,
    Dolenti e dolci, sulle accese guance,
    Copiosamente.
    48
    Esce di chiesa, si fa grido, pianto;
    “Misericordia!”, supplica a gran voce,
    Si getta a terra, voltola nel fango.
    Preso è per pazzo.
    49
    Sola follia, Cristo Crocifisso!
    E lui,Giovanni, fissa il suo Maestro,
     E non gl’ importa d’essere capito,
    Quanto seguirlo.
     50
    Cosa lo attende? L’Ospedale Regio,
    Settore a parte, quello dei dementi.
    E lì matura, nell’isolamento,
    Il suo destino.
    51
    Osserva attento questo triste ambiente
    Fatto d’infermi senza la ragione.
    Nelle pupille fissa i loro volti,
    Nel cuore i nomi.
    52
    Quando, dimesso, passa a Guadalupe,
    Alla Madonna chiede, come a Cana,
    D’intervenire nella situazione
    Senza futuro.
    53
    Torna a Granada per donare tutto.
    Ha solo un corpo, cosa può valere?
    Meno di nulla o, forse, più dell’oro,
    Se c’è la fede.
     54
    Comincia il freddo. Vaga a mani vuote.
    Non ha denaro, privo d’una casa,
    Tagli la legna, vende e condivide
    Coi mendicanti.
    55
    La terra è pronta. Il Seminatore
    Conta sul campo lavorato a lungo.
    Ora Giovanni, sceso nella tomba,
    Può germogliare.
    55
    Una saetta gli balena in mente:
    Cercare ai ricchi per poter donare
    A chi non osa, nella sua indigenza,
    Alzare il capo.
     56
    Va dai Venegas, mori convertiti.
    “Cuore comandi”, legge sul portale.
    Sale le scale, bussa, viene accolto.
    E lì pernotta.
    57
    Poi, l’indomani e per qualche giorno,
    Esce e ritorna sempre in compagnia:
    Solita legna, nuovo mendicante
    Da sistemare.
    58
    Chiede, intercedeper il forestiero.
    Vitto ed alloggio viene assicurato.
    Nel gran cortile stende pagliericci:
    La prima pietra.
    59
    Non può durare tale situazione.
    Prende in affitto una palazzina,
    Sempre contando sui benefattori
    Che Dio gli manda.
     60
    Nasce l’audace opera geniale,
    Semplicemente, nell’insicurezza.
    Curare i corpi e badare al cuore:
    Ecco la meta!
    61
    Magro e giallastro, sempre malvestito,
    Grida di notte lungo le contrade:
    “ Fate del bene! Fatelo, fratelli!
    E’ per voi stessi!” 
     62
    Ha nelle mani grossi pentoloni
    E sulle spalle una rude sporta.
    Pane ed avanzi calano dall’alto.
    Qualche denaro.
    63
    Corpi piagati, soli, mendicanti,
    Menti malate, donne prostitute,
    Orfani, madri, vecchi, sventurati,
    Tutti raccoglie.
    64
    Cuoce, riscalda, lava le scodelle,
    Trasporta l’acqua, pratica il bucato,
    Cura gl’infermi, veglia i moribondi,
    Tutto da solo.
    65
    Cresce l’aiuto, prende nuovo slancio:
    Paga infermieri, compra le coperte,
    Nuove lenzuola, letti, biancheria…
    Questo straccione.
    66
    Giunge notizia nelle alte sfere.
    Don Sebastiano, vescovo di Tuy,
    Scopre nell’uomo palpiti di Dio:
    Gli cambia il nome.
    67
    Poi suggerisce decorosa veste
    Per conferire dignità sacrale
    All’assistenza dei ricoverati.
    E lui accetta.
    68
    Storpi, lebbrosi, monchi, muti, pazzi,
    Tignosi, vecchi, soli, pellegrini,
    Donne di vita, vedove, bambini…
    La sua famiglia.

    69
    Come infermiere, medico, accattone.
    Ascolta, prega, porta una speranza
    Ad ogni letto.
     70
    Schiavo di Dio, sempre indebitato,
    Confida in Cristo che provvede a tutto.
    Ha spese enormi, crescono i malati,
    Ma non si ferma.
    71
    Divampa il fuoco presso l’ Ospedale,
    Il Regio brucia, chiamano Giovanni.
    Lui lo conosce meglio delle tasche.
    Entra da solo.
    72
    Prende i malati come le fascine:
    Due per mano, uno sulla schiena.
    Chiude la bocca, passa tra le fiamme,
    Esce di corsa.
    73
    Poi torna dentro, carica di nuovo,
    scappa tra il fumo, corre per le scale.
    Vince l’incendio con un altro Fuoco:
    Usa l’amore.
    74
    Pensa all’inverno, al riscaldamento.
    Vuol fare legna nel torrente in piena.
    Cade malato dopo lo strapazzo.
    Cede la quercia.
    75
    La fiamma smorza, crolla l’organismo,
    La febbre avanza, l’anima si stacca.
    Finisce i giorni come una candela.
    Perde zavorra.
    Sollievo immenso il Vescovo gli reca
    Quando si accolla i debiti rimasti.
    Tolto il pensiero, Viatico richiede.
    E’ giusto l’alba.
    77
    Cala il silenzio, tacciono le voci.
    Con gl’occhi vuoti, come una scultura,
    Scende dal letto, si prepara al passo
    Solo con Dio.
    78
    Muore in ginocchio, lì, sul pavimento,
    Come inchiodato, duro come il marmo,
    L’aspra casacca, stretto al Crocifisso…
    Radiosa Pasqua.
    79
    Dietro la bara, tutta in processione,
    Piange Granada, mesta, silenziosa,
    L’uomo di Dio, pazzo per amore.
    Servo di tutti.
    80
    Il resto è storia che perdura ancora,
    Sogno che abbraccia cinque Continenti.
    Amore antico, mezzi sempre nuovi.
    Cuore di Dio. Amen.

    CRISTO, SORGENTE DELLA NOSTRA GIOIA
    Di Angelo Nocent

    Biografia del Santo in versi ritmici eseguibili sull’aria gregoriana dell’“Iste confessor Domini colentes” ma anche recitabile, preferibilmente a cori alterni.
    Durante la Novena il testo può essere giornalmente frazionato.

    Piace a 1 persona

  3. SAN GIOVANNI DI DIO IN OTTANTA STROFE
    1
    Cristo, sorgente della nostra gioia,
    nel sacro tempio oggi convocati,
    Leviamo il canto di riconoscenza:
    Grazie, Signore!
    2
    Tutta la Chiesa celebra nel mondo
    La liturgia di un anniversario:
    Giovanni, il santo, l’uomo di Granada,
    (opp. Giovanni, il santo nostro fondatore)
    E’ nella gloria.
    3
    Fare memoria della sua esistenza
    E’ fondamento: serve a ricordare
    Che questa vigna appartiene a Dio,
    A Lui soltanto.
    4
    Quando, bambino, abbandona il nido,
    parte con sogni maturati in casa:
    terre lontane, luoghi sconosciuti…
    Brama avventure.
    5
    Gl’occhi innocenti bevono i dintorni:
    Lunghe vallate, fiumi, colli, monti,
    Boschi odorosi e, più in là, la Spagna,
    Meta, destino.
    6
    Ad Oropesa, orfano per scelta,
    Trova famiglia molto generosa;
    Studia quel poco, cresce lavorando,
    Sorveglia greggi.
    7
    Ma qui c’è un uomo, Don Francisco Alvarez,
    Conte virtuoso, duca patriota,
    Che fa per Dio spese consistenti
    Nel testamento.
    8
    Ordina e vuole, presso il suo palazzo,
    Un edificio per l’accettazione
    Di pellegrini, poveri e malati,
    Piaghe di Cristo.
    9
    Giovanni osserva, fissa nella mente
    L’iniziativa senza precedenti.
    La gente apprezza, benedice il ricco
    Che condivide.
    10
    Cresce il ragazzo, sogna l’avventura.
    Non ha ben chiaro cosa vuole fare.
    Si guarda in giro, vede solo terre
    Da coltivare.
    11
    Fattosi uomo, vaglia la proposta
    Di Mayorallo che lo vuole sposo
    Della sua figlia, molto consenziente.
    Non si convince.
    12
    Sente nei piedi come ribollire
    La nostalgia di una vita nuova.
    Perciò si arruola nella fanteria.
    Parte soldato.
    13
    Sceglie una truppa di professionisti,
    Vero mestiere, cambio radicale.
    L’ambiente è forte, sembra il posto giusto,
    Ma non è vero.
    14
    Dio lo spinge su diverso fronte.
    Senza le briglie, guida una giumenta;
    La bestia sbanda e lo sbatte al suolo.
    E’ semimorto.
    15
    Caduta insulsa, priva d’eroismo.
    Come un insetto, misera prodezza,
    Sviene sui sassi e per ore giace.
    Non c’è nessuno.
    16
    Dopo l’impatto, senza conseguenze,
    E’ destinato a montare in guardia.
    Perde un bottino molto consistente:
     Vesti e gioielli.
    17
    Imprigionato come traditore,
    Attende il giorno dell’impiccagione.
    Viene graziato, ma cacciato via.
    Sogna Oropesa.
    18
    Raggiunge casa, sosta sulla porta.
    Viene ad aprire lei, la Mayorallo.
    L’abbraccia, piange, vive una speranza.
    Solo per poco.
    19
    Torna all’ovile, come uno sconfitto,
    Per pascolare nuovamente il gregge.
    Sposarsi ora? No, non se la sente.
    Rifiuta ancora.
    20
    La guerra santa, nobile crociata,
    Muove i cristiani dell’Europa intera.
    Forte alleanza nasce contro i Turchi.
    Corre all’appello.
    21
    Marcia su Vienna. Retrocede l’Islam.
    Finisce bene, si ritorna a casa
    Stanco, spossato, gode una licenza
    Meta: Siviglia.
    22
    Come campare? Solito mestiere:
    Portare pesi, adattarsi a tutto.
    Sta qui per poco: l’Africa lo chiama.
    Piega su Ceuta.
    23
    La piazzaforte è del Portogallo.
    La guarnigione rischia di subire
    L’urto dei turchi, sempre più pressante.
    Chiede rinforzi.
    24
    Contro le mire dei conquistatori
    Vengono erette fortificazioni.
    Cercano gente per fatiche immani.
    Vengono in tanti.
    25
    Molti gl’illusi, miseri i salari.
    I malviventi sono una legione.
    La disciplina regna con la sferza
    E punizioni.
    26
    Fuggono in molti dall’inferno atroce.
    Meglio coi mori ed apostatare.
    Anche Giovanni paga il contributo
    Dell’illusione.
    27
    Disoccupato per il fallimento
    Dell’ Almeyda che non può pagare,
     Sgobba e si assume l’oneroso peso
    Della famiglia.
    28
    Per il padrone senza più risorse,
    spacca le pietre, svende i suoi cappotti,
    Lavora sodo e col suo salario
    Mangiano tutti.
    29
    Vede abiurare, prova compassione.
    Sente un’ impulso, quello missionario.
    Ma lo dissuade frate francescano
    Cui si confessa.
    30
    Degli Almeyda, dopo malattia,
    Nessuna traccia, più nessun contatto.
    Resta in miseria, mani sanguinanti
    E molta pena.
    31
    Inquieto il cuore, si fa presto strada
    La nostalgia di tornare in Spagna.
    S’imbarca e salpa verso Gibilterra.
    Terra promessa.
    32
    Viene raggiunta dopo una burrasca.
    Cerca lavoro, s’offre manovale.
    Risparmia ed apre piccolo commercio
    Di libri usati.
    33
    Lui, portoghese, molto convincente,
    Ha del talento, quindi sopravvive.
    Ma il corpo stanco, chiede di fermarsi
    E si ribella.
    34
    Se i libri vanno, il fardello pesa.
    Costa fatica fare l’ambulante
    Con l’ intemperie, sotto il solleone.
    Vuole fermarsi.
    35
    Sogna Granada, viva, seducente,
    I dolci poggi che le fan corona.
    Le sue fontane, gl’oleandri in fiore,
    Diciotto porte.
    36
    Duecentomila sono i residenti,
    Fermenta il nuovo, grandi gl’orizzonti.
    Vuole tornarci e si mette in viaggio
    Per dimorarvi.
    37
    Vive ed agisce come un ispirato.
    L’idea di Dio muove prepotente.
    Pesa il passato, ha lasciato tracce.
    Cosa lo attende?
    38
    Libri e pensieri vagano con lui,
    Per le contrade, i vicoli, le altrure
    E si convince che la scelta è giusta.
    Ma non ha casa.
    39
    Non sa spiegarsi come il cuore inquieto
    Abbia trovato una serena calma.
    Respira a fondo, dorme sonni interi,
    Parla con Dio.
    40
    Cerca bottega. Trova uno stanzino
    Per pochi sodi, proprio a Porta Elvira.
    Che meraviglia stendere la merce,
    Chiudere a sera.
    41
    Questa cometa che ha girato il mondo,
    Assaporando tante delusioni,
    Deve affrontare provvida tempesta
    Di Vento e Fuoco.
    42
    L’Eremo è in festa per San Sebastiano
    E lui, Giovanni, sente di aggregarsi.
    Segue la folla, va alla funzione
    Come trainato.
    43
    Viene a parlare gran predicatore,
    Uomo di Dio, santo e timorato.
    Commuove sempre, scava nel profondo
    Ogni coscienza.
    44
    Giovanni ascolta, scorre la sua vita.
    Sente il bisogno di riparazione.
    S’apre alla Grazia che gli tocca il cuore.
    Esce sconvolto.
    45
    “Séguimi, vai…”, sembra che gli dica
    Come una voce, lì nel più profondo.
    Spalanca gl’occhi e si rende conto
    Che Dio gli parla.
    46
    No, non sospetta cosa può volere
    Da lui la Forza che gli fa pressione.
    Lo piega, spinge,gli scompiglia il cuore.
    E’ Pentecoste.
    47
    Dagl’occhi rossi sgorga una fontana:
    Lacrime calde, limpide, salate,
    Dolenti e dolci, sulle accese guance,
    Copiosamente.
    48
    Esce di chiesa, si fa grido, pianto;
    “Misericordia!”, supplica a gran voce,
    Si getta a terra, voltola nel fango.
    Preso è per pazzo.
    49
    Sola follia, Cristo Crocifisso!
    E lui,Giovanni, fissa il suo Maestro,
    E non gl’ importa d’essere capito,
    Quanto seguirlo.
     50
    Cosa lo attende? L’Ospedale Regio,
    Settore a parte, quello dei dementi.
    E lì matura, nell’isolamento,
    Il suo destino.
    51
    Osserva attento questo triste ambiente
    Fatto d’infermi senza la ragione.
    Nelle pupille fissa i loro volti,
    Nel cuore i nomi.
    52
    Quando, dimesso, passa a Guadalupe,
    Alla Madonna chiede, come a Cana,
    D’intervenire nella situazione
    Senza futuro.
    53
    Torna a Granada per donare tutto.
    Ha solo un corpo, cosa può valere?
    Meno di nulla o, forse, più dell’oro,
    Se c’è la fede.
    54
    Comincia il freddo. Vaga a mani vuote.
    Non ha denaro, privo d’una casa,
    Tagli la legna, vende e condivide
    Coi mendicanti.
    55
    La terra è pronta. Il Seminatore
    Conta sul campo lavorato a lungo.
    Ora Giovanni, sceso nella tomba,
    Può germogliare.
    55
    Una saetta gli balena in mente:
    Cercare ai ricchi per poter donare
    A chi non osa, nella sua indigenza,
    Alzare il capo.
     56
    Va dai Venegas, mori convertiti.
    “Cuore comandi”, legge sul portale.
    Sale le scale, bussa, viene accolto.
    E lì pernotta.
    57
    Poi, l’indomani e per qualche giorno,
    Esce e ritorna sempre in compagnia:
    Solita legna, nuovo mendicante
    Da sistemare.
    58
    Chiede, intercede per il forestiero.
    Vitto ed alloggio viene assicurato.
    Nel gran cortile stende pagliericci:
    La prima pietra.
    59
    Non può durare tale situazione.
    Prende in affitto una palazzina,
    Sempre contando sui benefattori
    Che Dio gli manda.
     60
    Nasce l’audace opera geniale,
    Semplicemente, nell’insicurezza.
    Curare i corpi e badare al cuore:
    Ecco la meta!
    61
    Magro e giallastro, sempre malvestito,
    Grida di notte lungo le contrade:
    “ Fate del bene! Fatelo, fratelli!
    E’ per voi stessi!”
     62
    Ha nelle mani grossi pentoloni
    E sulle spalle una rude sporta.
    Pane ed avanzi calano dall’alto.
    Qualche denaro.
    63
    Corpi piagati, soli, mendicanti,
    Menti malate, donne prostitute,
    Orfani, madri, vecchi, sventurati,
    Tutti raccoglie.
    64
    Cuoce, riscalda, lava le scodelle,
    Trasporta l’acqua, pratica il bucato,
    Cura gl’infermi, veglia i moribondi,
    Tutto da solo.
    65
    Cresce l’aiuto, prende nuovo slancio:
    Paga infermieri, compra le coperte,
    Nuove lenzuola, letti, biancheria…
    Questo straccione.
    66
    Giunge notizia nelle alte sfere.
    Don Sebastiano, vescovo di Tuy,
    Scopre nell’uomo palpiti di Dio:
    Gli cambia il nome.
    67
    Poi suggerisce decorosa veste
    Per conferire dignità sacrale
    All’assistenza dei ricoverati.
    E lui accetta.
    68
    Storpi, lebbrosi, monchi, muti, pazzi,
    Tignosi, vecchi, soli, pellegrini,
    Donne di vita, vedove, bambini…
    La sua famiglia.
    69
    Lì si consuma per portare aiuto
    Come infermiere, medico, accattone.
    Ascolta, prega, porta una speranza
    Ad ogni letto.
     70
    Schiavo di Dio, sempre indebitato,
    Confida in Cristo che provvede a tutto.
    Ha spese enormi, crescono i malati,
    Ma non si ferma.
    71
    Divampa il fuoco presso l’ Ospedale,
    Il Regio brucia, chiamano Giovanni.
    Lui lo conosce meglio delle tasche.
    Entra da solo.
    72
    Prende i malati come le fascine:
    Due per mano, uno sulla schiena.
    Chiude la bocca, passa tra le fiamme,
    Esce di corsa.
    73
    Poi torna dentro, carica di nuovo,
    scappa tra il fumo, corre per le scale.
    Vince l’incendio con un altro Fuoco:
    Usa l’amore.
    74
    Pensa all’inverno, al riscaldamento.
    Vuol fare legna nel torrente in piena.
    Cade malato dopo lo strapazzo.
    Cede la quercia.
    75
    La fiamma smorza, crolla l’organismo,
    La febbre avanza, l’anima si stacca.
    Finisce i giorni come una candela.
    Perde zavorra.
    76
    Sollievo immenso il Vescovo gli reca
    Quando si accolla i debiti rimasti.
    Tolto il pensiero, Viatico richiede.
    E’ giusto l’alba.
    77
    Cala il silenzio, tacciono le voci.
    Con gl’occhi vuoti, come una scultura,
    Scende dal letto, si prepara al passo
    Solo con Dio.
    78
    Muore in ginocchio, lì, sul pavimento,
    Come inchiodato, duro come il marmo,
    L’aspra casacca, stretto al Crocifisso…
    Radiosa Pasqua.
    79
    Dietro la bara, tutta in processione,
    Piange Granada, mesta, silenziosa,
    L’uomo di Dio, pazzo per amore.
    Servo di tutti.
    80
    Il resto è storia che perdura ancora,
    Sogno che abbraccia cinque Continenti.
    Amore antico, mezzi sempre nuovi.
    Cuore di Dio. Amen.

    CRISTO, SORGENTE DELLA NOSTRA GIOIA
    Di Angelo Nocent

    Biografia del Santo in versi ritmici eseguibili sull’aria gregoriana dell’“Iste confessor Domini colentes” ma anche recitabile, preferibilmente a cori alterni.
    Durante la Novena il testo può essere giornalmente frazionato.

    Piace a 1 persona

  4. GLORIA A TE, SIGNORE

    RIT. Gloria a Te, Signore, gloria in eterno!
    Mirabile sei nel tuo servo.
    1 Discepolo fedele del Signor nostro Gesù Cristo, lo amò nei suoi fratelli. R/
    2 Fattosi tutto a tutti, con viva fede e ardente zelo, soccorse i bisognosi. R/.
    3 Accolse il pellegrino, spezzò il suo pane all’affamato e diede panni al nudo. R/
    4 Fu servo dei malati, non trascurò il carcerato, dei poveri fu padre. R/.
    5 Fu vera luce ai ciechi, aprì la via agli erranti e confortò gli afflitti. R/.
    6 Ai suoi amati figli lasciò un’eredità preziosa: la fiamma dell’Amore. R/.
    (Testo eMusica di Angelo Nocent – Riportato in “La preghiera del fatebenefratello pag. 673)

    GRAN GIORNO, IMMENSO GAUDIO !
    (*)
    1
    Gran giorno, immenso gaudio!
    I figli si rallegrino.
    Il Padre, servo umile,
    in cielo gode il premio.
    2
    Di Dio la luce fulgida
    nella sua vita penetra:
    tutti i suoi sensi vibrano
    di carità mirabile.
    3
    Arde nel suo spirito
    un fuoco incomparabile,
    Fin tra le fiamme, incolume,
    passa il suo piede intrepido.
    4
    Dalla celeste Patria
    del santo Amor partecipe,
    assisti e guida i figli tuoi,
    conforta quanti soffrono.
    5
    Onore, lode e gloria
    a Te, Signore Altissimo,
    al Figlio ed al Paraclito
    ora e in tutti i secoli. Amen.

    * (Canatbile sulla melodia gregoriana del “Jesu, dulcis memoria“. Il testo è riportato in “La preghiera del Fatebenefratello” pag. 274 – Autore: Angelo Nocent)

    DI GRANADA IL FIORE PIU’ BELLO (*)
    Autore: Angelo Nocent
    1
    Di Granada il fiore più bello
    sei tu, padre, Giovanni di Dio
    che hai fratelli hai saputo donare
    sull’Esempio di Cristo il tuo cuor.
    RITORNELLO
    Prega per noi, o Padre,
    e guidaci dal cielo;
    dal tuo trono di gloria
    d’amore infiamma i nostri cuor.
    2
    La tua casa è dimora di Dio,
    sempre aperta, ospitale, serena;
    “Dio provvede”, “il cuore comandi”,
    per te il vivere è Cristo Gesù (Fil-1,21). RIT/.
    3
    Ogni letto per te è un altare
    e l’infermo il Cristo Signore,
    l’ospedale, il tuo sacro tempio
    dove adori il Divino Mister. RIT/.
    4
    “Fate bene a voi stessi, fratelli
    se investite in opere buone;
    garanzia è il Regno dei Cieli“,
    è il messaggio alla tua città. RIT/.
    5
    Dalla Chiesa di Cristo chiamati
    a una vita più santa noi siamo;
    il Concilio c’invita a seguire
    sull’esempio di Cristo, il tuo cuor. RIT/.

    (*) Cantabile sull’aria di “Dell’aurora tu sorgi più bella”.

    Mi piace

  5. GRANADA-CORREVA L’ANNO 1539…
    20 Gennaio – Festa diSan Sebastiano martire
    UNA DIVINA CHIAMATA IN MEZZO A UNA FOLLA

    GIOVANNI CIDADE è un avventuriero mai in pace con se stesso e senza fissa dimora. Ha fatto di tutto nella vita, dal pastore al soldato, dallo spacca pietre al venditore ambulante di libri e immagini sacre, suo ultimo mestiere. E’ un buon uomo, generoso, altruista…ma sempre alla ricerca di cosa fare nella vita.

    Ha patito il caldo, il freddo, le intemperie di ogni stagione e adesso il fardello dei libri e delle immagini sacre comincia a pesargli. Ormai quarantaquattrenne, sente il bisogno di fermarsi, di stabilirsi. Ma dove?

    1-San Giovanni di Dio – puerta_granadas_gL’occasione gli si presenta e lui la coglie al volo: trova finalmente in Granada, e precisamente nei pressi di Porta Elvira, un buco in affitto e decide di piazzarvi la sua mercanzia e smettere il faticoso lavoro di AMBULANTE.
    Adesso può dormire sonni tranquilli e ricavare finalmente quel tanto che basta per vivere, senza impiccarsi ogni giorno per sopravvivere. In Calle Elvira c’è molto movimento e la novità di quel bugigattolo, due metri per cinque, desta curiosità. Giovanni ci sa fare, è affettuoso, le sue parole convincono. Così riesce a piazzare la merce e a ricavarne un utile. I giorni passano, il lavoro promette bene e Giovanni pensa di aver fatto finalmente una scelta indovinata per una sistemazione definitiva.

    Ma il bello che lui nemmeno vagamente sospetta deve ancora venire. Giovanni apprende dai suoi clienti che nei pressi di Granada, e precisamente all’Eremo dei Martiri è imminente la tradizionale festa in onore di SAN SEBASTIANO martire. E il 20 gennaio finalmente arriva. Non gli sembra vero: chiude baracca e burattini e decide di andare alla funzione. Il luogo è fuori città e la gente accorre da ogni parte. Non gli passa nemmeno per l’anticamera del cervello che la circostanza potrebbe essere un’ottima occasione per vendere libri e immagini. No, a cuor leggero, libero, sciolto, finalmente senza pesi e a passo spedito, va come ad un appuntamento importante che nessuno gli ha fissato.

    San Giovanni di Dio – Eremo san SebastianoGiunto alla chiesa, si confonde tra la folla che preme da ogni parte e attende, silenzioso, che inizi il panegirico tenuto da un oratote illustre che gode fama anche oltre i confini, certo Maestro GIOVANNI d’AVILA. C’è grande trepidazione. E finalmente il Maestro d’Avila sale sul pulpito.
    L’ispirato predicatore, con il dito indica la suggestiva immagine di San Sebastiano, mentre dalla sua bocca escono pennellate di colore che trafiggono il cuore e raggiungono l’anima. Il martire è lì, sotto gli occhi di tutti: sembra vivo, non pare nemmeno soffrire, perché ha sulle labbra quella serenità che Dio dona agli eletti.

    UN SALTO NELL’ANTICO TESTAMENTO

    1-Elia profetaUn noto passo della Scrittura racconta l’incontro del profeta ELIA con Dio sul monte Oreb avvenuto non nel frastuono, ma nel silenzio e nella quiete:
    “Ed ecco che il Signore passò.
    Ci fu un vento impetuoso e gagliardo, da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento.
    Dopo il vento un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto.
    Dopo il terremoto un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco.
    Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera.
    Come l’udì Elia si coprì il volto con il mantello. Uscì e si fermò all’ingresso della caverna. Ed ecco venne a lui una voce che gli diceva: che cosa fai qui Elia? (1Re 19,11-13)

    C’è una certa analogia con quanto sta per accadere a Giovanni Cidade che ormai ha raggiunto l’Eremo dei Martiri.
    IMPROVVISAMENTE Giovanni sembra elettrizzarsi. Nel suo cuore si scatena una tempesta di fuoco. Gli si annebbia la vista. Gli sembra di essere finito in un tornado. Un vento impetuoso e gagliardo che sa di Pentecoste si abbatte su questa quercia che ha resistito alle guerre, alle intemperie, ai lavori forzati. E’ una roccia, ma gli tremano le gambe, come se gli franasse la terra sotto i piedi. Sembra, ma non è un terremoto.

    Poi sente un calore nel petto. E’ come un fuoco divoratore. Ansima come dopo una corsa di gara…Ma non sa cosa gli stia succedendo…

    Progressivamente torna la calma. E la voce impetuosa dell’oratore a poco a poco scema fino a diventare un sussurro, il sussurro di una brezza leggera…E’ come se gli dicesse: “Che cosa fai qui Giovanni?”

    Istintivamente cade in ginocchio, lì, sul pavimento. Lui non ha fatto nulla, non ha formulato richieste, non capisce…La gente, incantata, lo sguardo fisso sul pulpito, non s’accorge di nulla.

    Ma l’iniziativa è di Dio che a Giovanni sta mostrando il suo VOLTO.
    – Il CIELO gli si svela.
    – La TRINITA’ gli apre le porte di casa sua.
    – E’ una RIVELAZIONE in atto, per bocca di un profeta dell’Andalusia, che si fa RIVOLUZIONE nella mente e nel cuore di un avventuriero portoghese, finito lì per caso, dopo un peregrinare di anni e mille peripezie.

    – Dio si fa PAROLA,
    – ANNUNCIAZIONE,
    – IMPREVISTO.
    L’aria gelida dell’inverno sembra surriscaldarsi per bocca del Salmista: “Quanto gustose sono le tue parole: le sento più dolci del miele” (Sal 119, 113).

    – Il suo UDITO diviene il canale privilegiato per accogliere le confidenze di un Dio PARLANTE.
    – Le sue ORECCHIE si aprono, si dilatano fino a diventare CISTERNE di speranza e GRANAI di promesse: “Quello che abbiamo visto e udito, noi lo annunziamo anche a voi” (1Giov 1, 3).
    – Il Sebastiano trafitto dalle lance è ICONA del suo CUORE colpito dai dardi infuocati della PAROLA che si trasforma in VISIONE.

    – Il DIRSI di Dio diventa il DARSI di Giovanni.
    – OCCHI che ascoltano,
    – ORECCHI che mangiano…
    – E’ LA CHIAMATA !
    – Dio si è fatto INTERCETTARE.
    Giovanni ha INTERCETTATO il passaggio della GRAZIA, lo SPIRITO DI GESU’, la PENTECOSTE.

    Dopo la calma, una nuova tempesta.
    E’ la CRISI. Temperamento focoso, ha una reazione violenta, prova inquietudine, sensi di colpa per una vita sprecata… Misericordia, misericordia, misericordia…!

    Da ora in poi, giorno dopo giorno, seguirà un decennio di miracoli, fino alla TRASFIGURAZIONE, avvenuta con la morte, l’8 Marzo 1550. Il primo miracolo, la CONVERSIONE, è già in atto. Ma lo porterà al manicomio per il secondo atto della Grazia. Infatti, con le sue esternazioni pubbliche, aveva suscitato in tutti il sospetto di aver perduto la ragione.

    Ciò che ha UDITO, Giovanni ce lo mostrerà con i GESTI della sua ardente carità. Ma l’oro grezzo ha ancora bisogno di passare attraverso il crogiolo del fuoco. E il Maestro d’Avila, ispirato, lo guiderà in questa nuova avventura dello spirito. (Angelo Nocent)

    San Giovanni di Dio – La Nocetta

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close