“Costruire il futuro dell’Ospitalità nella Provincia”

Le nostre opere costituiscono un prezioso patrimonio che va difeso e salvaguardato.

Ho avvertito e avverto molto l’esigenza di “assicurare” il futuro a queste nostre Opere, garantendo alle stesse le risorse necessarie in termini di capacità di governo e di gestione, in risposta alle esigenze di un mondo in continua evoluzione.

Garantire futuro alle opere è azione assai più complessa che garantire continuità.

Occorre assumere un orizzonte più alto, dove l’idea di futuro comporta la corrispondenza dell’opera al suo senso vero, alle finalità e agli obiettivi, che per noi sono di natura evangelica e carismatica. “Signore concedimi la grazia di poter avere un ospedale dove curare i malati come desidero io” (San Giovanni di Dio) sul territorio, come risposta a reali bisogni; nella chiesa locale, come luogo di evangelizzazione del mondo della salute.

Il cammino, di corresponsabilità fatto con i laici negli ultimi anni ci consente di fare qualche ulteriore passo di consolidamento e di approfondimento, quasi a “capitalizzare” per il futuro una esperienza che ha generato, in alcuni laici, condivisione apostolica e partecipazione carismatica. Si tratta di una vera ricchezza sulla quale si può contare per i passi che ci sembra sia necessario compiere il futuro.

In questi anni abbiamo visto ridursi il numero dei confratelli impegnati nelle opere, ma le opere non si sono ridotte, bensì potenziate, grazie all’apporto dei laici e alla loro responsabilizzazione.

Ora il nostro impegno culturale ed organizzativo deve fare passi avanti in questa direzione, considerando le opere delle realtà di positività e di bene che non sono più soltanto nostre, ma del territorio, della Chiesa, delle tante persone che vi sono impegnate, e considerando che possono continuare ad esse pienamente e moralmente ‘nostre’ anche creando sistemi e forme di gestione differenti.

Il termine “custodia” ci sembra il più appropriato ad esprimere le intenzioni, il senso e l’obiettivo delle azioni da mettere in atto per garantire futuro alle nostre Opere.

Il termine “custodia” evoca atteggiamenti di presenza, di amore, di cura, di servizio, di vigilanza, di disponibilità, di prossimità. Evoca anche il desiderio profondo “di esserci”, di non fuggire, di non abbandonare. Evoca atteggiamenti attivi e propositivi, di contenimento del passato e di apertura al futuro. Indica la speranza che sostiene l’azione.

Ritengo di poter chiudere questa riflessione semplicemente sostituendo “consegna” con “custodia”.

“Custodire” non significa abbandonare, ma continuare a starci pienamente dentro, con tutte le forze che abbiamo, insieme ad altri, lasciandoci alle spalle la “logica proprietaria” con tutte le sue articolazioni e i suoi comportamenti e aprendoci a modalità di gestione delle opere diverse e nuove rispetto alle attuali.”

Fra Massimo Villa

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